A due mesi dal voto per l’autodeterminazione
Correre insieme per prepararsi al referendum del 9 gennaio. Per iniziativa dei missionari comboniani, martedì 9 novembre, la gente di Mapuordit, villaggio del Sud Sudan, corre una maratona di 6 km in solidarietà e in comunione con tutto il popolo sud-sudanese. Per dire al mondo che vuole un voto di pace. L’esortazione dei vescovi.

La gente del villaggio di Mapuordit si sta preparando al referendum per l’autodeterminazione del Sud Sudan del 9 gennaio 2011. Referendum previsto dall’accordo di pace del 2005, che ha posto fine a lunghi anni di guerra tra il nord e il sud del paese. Il risultato sembra davvero scontato. Vittoria per la secessione.

Tutti, dai bambini agli anziani sembrano ormai orientati a rompere questa catena che hanno sempre sentito con il Nord Sudan. È un liberarsi dopo secoli di schiavitù, oppressione, di ingiustizie, soprusi. Lo percepisci da come la gente ne parla, ne discute, ne gioisce e ne soffre, pensando a questo momento storico che sta arrivando dopo aver passato questo periodo di transizione dalla firma dell’accordo di pace. Il ricordo di 2 milioni e mezzo di vite spezzate in 21 anni di guerra è ancora molto vivo in ognuno di loro. E le ferite sono ancora aperte.

Ora è tempo di fare i conti finali. La gente ci crede. Dal 14 novembre al 4 dicembre in tanti andranno a registrarsi per poter votare. È un momento storico irripetibile. E questo la gente lo sta comprendendo. Ma non è facile arrivare dappertutto con un messaggio che coinvolga proprio tutti.

Con i giovani di Mapuordit abbiamo pensato di celebrare questo evento in linea con ciò che in tutto il Sud Sudan viene chiamata “mobilitazione del giorno 9. Da giugno 2010 fino a gennaio 2011 in tutte le città sud sudanesi la gente si mobilita, scendendo in piazza e nelle strade, per ricordare a tutti che il 9 gennaio c’è il referendum. La mobilitazione funziona nelle grandi città, ma meno nelle zone rurali come Mapuordit. Qui infatti nelle zone rurali non circolano molte notizie su ciò che succede nel paese o tra il nord e il sud. Non molti hanno la radio e quindi diventa difficile avere informazioni aggiornate.

Per questo il 9 novembre 2010 la gente di Mapuordit vuol scrivere il suo pezzo di storia correndo in solidarietà e comunione con tutto il popolo sud-sudanese. Dunque abbiamo organizzato una corsa che non sarà la classica maratona di 42 km ma soltanto di 6 km: partirà e arriverà nel cortile della scuola storica di Mapuordit. Dai 12 ai 100 anni, tutti sono invitati a correre o a camminare per dire al mondo che anche la gente di Mapuordit vuole il referendum. Ci saranno premi per tutti: dai giovani ai più vecchi, dalle bambine alle donne, uomini e anziani. E ognuno alla fine della corsa o della camminata solidale riceverà una maglietta che rimarrà nella storia con una scritta tratta dalla lettera pastorale dei vescovi cattolici sudanesi dello scorso luglio: “Il Sudan non sarà mai più lo stesso!” Una profezia ma anche una realtà!

Questa giornata speciale – per l’organizzazione ci hanno dato una mano gli amici di Libera, associazione contro le mafie di don Luigi Ciotti e la Confederazione italiana agricoltori – verrà preparata anche con tre giorni di educazione civica sul referendum.

Aspettiamo migliaia di sud-sudanesi che diventeranno portatori di un messaggio che li invita ad essere protagonisti, coscienti e attivi, di questo tempo. Che c’è bisogno anche del loro contributo come cittadini. In una nazione dove soltanto lo scorso aprile si sono svolte le prime elezioni “quasi democratiche” dopo quasi 25 anni di dittatura di Omar El Bashir.

È importante ricordare che i vescovi, in una lettera pastorale, esortano tutto il paese a un forte impegno affinché il processo di consultazione possa svolgersi davvero «in maniera trasparente e fruttuosa» per contribuire al bene comune. Secondo i vescovi, «dopo secoli di oppressione e di sfruttamento, dopo decenni di guerra e violenza che hanno segnato e ferito le vite di molte persone nel sud e nel nord senza alcun rispetto per la vita umana e la dignità; ora, a cinque anni dalla firma del Comprehensive Peace Agreement, abbiamo raggiunto un punto dal quale muoversi e preparare il cambiamento». Qualunque sia il risultato del referendum le persone al potere sono chiamate a cambiare la propria mentalità e a impegnarsi per una convivenza pacifica tra le diverse etnie ma anche avere buone relazioni con il nord del paese.

Nel caso di risultato non favorevole all’indipendenza del Sud Sudan, i vescovi esortano «tutte le persone al potere a cambiare i loro cuori e a garantire un’unità che abbracci tutti, in una giusta, libera e aperta società, dove la dignità umana di ciascun cittadino sia salvaguardata e rispettata». Ma i vescovi segnalano anche quanto sia importante che le autorità del Nord Sudan «rispettino la libertà e i diritti umani, inclusa la libertà di religione di tutti i cittadini», e che quelle del Sud Sudan «tutelino i diritti delle persone delle altre regioni».

Tutti sanno che quello del referendum non sarà un passaggio facile. Ma è il passo che manca per poter cominciare a guardare al futuro con nuova speranza. Ci sono e ci saranno divergenze anche tra etnie e personalità del Sud. Ma ciò che tutti sperano è che ci sia abbastanza saggezza per comprendere che un futuro comune tra popoli del sud e una proficua collaborazione con il Nord, è l’unica via possibile. La gente non si fa molte domande su ciò che sarà della zona di Abyiei, del petrolio e dei confini con il Nord e di tanti altre questioni irrisolte. Ciò che sentono fortemente è l’opportunità di nuova vita e libertà che scaturisce da questo evento.