Sud Sudan

Era chiaro che non sarebbe stata una passeggiata, ma molti osservatori internazionali si auguravano che almeno si mettessero le basi per una pace duratura. E invece si è fatta subito in salita la via dell’accordo di pace, raggiunto grazie alla mediazione del Sudan, siglato in giugno e ribadito il 5 agosto, che avrebbe dovuto dar vita a un governo di unità nazionale e farla finita con la guerra civile che dura dal dicembre 2013 e che contrappone il presidente Salva Kiir e il capo dell’opposizione Riek Machar.

Ieri Riek Machar si è rifiutato di sottoscrivere il protocollo che prevedeva il suo ritorno in Sud Sudan (è in Sudafrica da due anni) per ricoprire uno dei cinque posti di vicepresidente previsti dal governo chiamato a gestire la transizione a una pace definitiva. Ora è probabile che la diplomazia di Khartoum torni a tessere la tela, ma da una posizione di debolezza.

Lo scorso luglio, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha imposto un embargo sulla vendita di armi al Sud Sudan e disposto sanzioni contro due alti gradi militari.

Riek Machar, leader dell’opposizione al presidente Salva Kiir.