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Il primato confermato da un recente rapporto della Banca mondiale
Il Sudafrica si conferma il paese con più disparità al mondo
In quasi tre decenni al potere, l’African national congress non ha saputo colmare un divario sempre più marcato tra il 10% della popolazione che possiede circa l’80% della ricchezza, e il 60% che ne detiene solo il 7%. Disuguaglianze sociali, eredità del colonialismo e dell’apartheid, con radici nella segregazione razziale, degli spazi abitativi e dell’accesso ai servizi
21 Marzo 2022
Articolo di Efrem Tresoldi (da Johannesburg)
Tempo di lettura 4 minuti
Primrose e Makause, due quartieri vicini, separati da una strada, mostrano le disparità a Johannesburg

Triste primato per il Sudafrica che il recente rapporto della Banca mondiale – Inequality in Southern Africa – pone in cima alla classifica dei paesi più diseguali. Con il 10% della popolazione che possiede circa l’80% della ricchezza, mentre il 60% dei suoi abitanti ne detiene soltanto il 7%, la “nazione arcobaleno” è la prima per disuguaglianza sociale tra 164 paesi nel mondo presi in esame.

Secondo i parametri del coefficiente Gini – la principale misura delle disparità di reddito e consumo, dove zero rappresenta la totale uguaglianza e 1 la completa disuguaglianza – il punteggio del Sudafrica è ben sopra lo 0,6.

Nella sua analisi, il rapporto della Banca mondiale indica nella “disuguaglianza di opportunità” una tra le più importanti cause del divario tra ricchi e poveri. Per esemplificare, se uno nasce in un insediamento informale o in una baraccopoli ed è cresciuto da un solo genitore – generalmente la madre – con poche disponibilità economiche, ha meno possibilità di procedere negli studi e accedere al mercato del lavoro, rispetto a chi nasce in una famiglia dove entrambi i genitori sono laureati e possono permettersi di fare studiare i figli nelle migliori scuole private.

Qui sta la nota dolente: il governo dell’African national congress (Anc), da quasi trent’anni al potere, non ha saputo provvedere un sistema di istruzione pubblica adeguato né formare insegnanti competenti. Eppure, investimenti per la scuola ce ne sono stati, ma la corruzione endemica e il saccheggio delle risorse da parte di chi avrebbe dovuto gestire i fondi per rilanciare l’educazione ha azzerato la possibilità di offrire alle nuove generazioni i mezzi per migliorare le loro condizioni di vita.

Tutto ciò ha portato a una carenza di manodopera specializzata, che ha visto crescere i suoi salari, e a un eccesso di manodopera semi-qualificata e non qualificata, i cui salari sono rimasti bassi. Oggi più di una lavoratore su tre è disoccupato. Una realtà che Nigrizia ha approfondito nel suo dossier di marzo 2022.

“L’appartenenza etnica” – stima la Banca mondiale – è “un altro fattore chiave nelle forti disuguaglianze in Sudafrica”. In particolare, “i fattori associati al luogo in cui le persone nascono e crescono, hanno un effetto relativamente maggiore sulle loro possibilità di miglioramento di vita, rispetto alla loro appartenenza di genere”.

Anche le ombre del colonialismo e dell’apartheid incombono sulla valutazione della Banca mondiale. “In Sudafrica, l’eredità del colonialismo e dell’apartheid, radicata nella segregazione razziale e negli spazi abitativi (i bianchi vivono nelle città e la maggioranza dei neri ancora nelle township, ndr), continua a rafforzare le disuguaglianze sociali”, afferma il rapporto.

Le persistenti disparità di proprietà della terra, dei terreni agricoli in particolare, sono indicati dalla Banca mondiale come ulteriori fattori che mantengono le disuguaglianze sociali. È evidente che l’iniqua eredità dell’apartheid, che aveva espropriato la maggioranza delle terre a vantaggio della minoranza bianca, non sarebbe mai stata risolta dall’oggi al domani, ma l’Anc ha fatto ben poco per risolvere il problema. Lo ha, invece, in molti modi perpetuato.

Il rapporto presenta alcune proposte politiche per aiutare a ridurre le disuguaglianze. Tra queste “il miglioramento dell’erogazione di servizi”. Nello stesso documento si fa notare come “Molte persone vivono ancora lontane dalle opportunità di lavoro e hanno un accesso limitato ai servizi di base, a causa sia dell’eredità dell’apartheid, sia della scarsa pianificazione e sviluppo del territorio”.

Ciò richiederebbe un servizio ferroviario pubblico funzionante e altre modalità di trasporto. Purtroppo, pure in questo campo il governo dell’Anc si è distinto per incompetenza e inazione.

Secondo il rapporto, anche le nazioni limitrofe che formano l’unione doganale del Sacu – Botswana, eSwatini, Lesotho e Namibia – sono tutte in cima all’elenco dei paesi più diseguali, rendendo la regione la peggiore del mondo.

Anche il genere gioca un ruolo importante. Nella regione, le donne guadagnano in media il 30% in meno rispetto agli uomini con lo stesso livello di istruzione. Il divario retributivo tra uomini e donne raggiunge il 38% in Namibia e Sudafrica. E in Namibia – sottolinea la Banca mondiale –, il 70% dei 39,7 milioni di ettari di terreni agricoli commerciali “appartengono ancora a namibiani di origine europea”.

Infine, occorre tenere presente che il rapporto Inequality in Southern Africa è stato elaborato sulla base di dati rilevati prima del diffondersi del Covid-19. La pandemia ha ulteriormente accresciuto il divario sociale tra poveri e ricchi, rendendo ancora più arduo il percorso verso una maggiore equità e distribuzione delle ricchezze.  

 

 

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