A voting station is pictured, 06 May 2019, in Alexandra Johannesburg.Over 700,000 special voters are expected to cast their vote on Monday and Tuesday ahead of the main Election Day. Picture: Alaister Russell/The Sunday Times Picture: Alaister Russell/The Sunday Times

Cocente sconfitta per l’African national congress (Anc) alle elezioni comunali dell’1 novembre scorso. Per la prima volta il partito di Nelson Mandela, al potere da 27 anni, non ha raggiunto la maggioranza dei consensi a livello nazionale, scendendo al 45,6% dei voti rispetto al 53,9% delle precedenti comunali, nel 2016. La sua sconfitta è palese soprattutto nelle grandi città. Proviamo a elencarle.

L’Anc non è riuscito a riprendere il controllo di tre importanti municipalità metropolitane: Nelson Mandela Bay (che include la città di Gqeberha, nuovo nome di Port Elizabeth), di Tshwane (che comprende la capitale Pretoria) e di Johannesburg, che aveva perso alle elezioni del 2016. A queste vanno ad aggiungersi oggi anche la metropoli di Ekurhuleni, comune che copre la popolosa regione suburbana a est di Johannesburg e la metropoli di eThekwini (che comprende anche la città di Durban, capoluogo del KwaZulu-Natal e roccaforte dei sostenitori dell’ex presidente Jacob Zuma).

In entrambi i casi, il partito di Mandela con il 38,19% e il 42,02% di voti rispettivamente, sarà costretto ad allearsi ad altre forze politiche per governare. E a Mangaung (che racchiude anche la città di Bloemfontein dove nel 1912 fu fondato il movimento di liberazione sudafricano), è riuscito a mantenersi al potere con il 50,5% soltanto dei consensi, mentre ne ha ottenuti 59% nella metropoli di Buffalo City (nella Provincia del Capo Orientale che ha come suo centro la città di East London).

La corruzione endemica, le ripetute promesse e mai mantenute di fare pulizia di politici corrotti, solenni dichiarazioni di impegni e mai onorate da parte delle autorità comunali di provvedere servizi essenziali come acqua, elettricità e infrastrutture igienico-sanitarie alla popolazione più disagiata del paese – per non parlare dell’altissimo tasso di disoccupazione tra i giovani -, sono i motivi principali che hanno indotto numerosi elettori a non votare più per l’Anc.

La perdita di consensi ha riguardato anche Alleanza democratica (Ad), il maggiore partito di opposizione che si è attestata al secondo posto con il 21,5% dei voti a livello nazionale, con un calo di tre punti percentuali rispetto al 24,5% nelle elezioni 2016. Anche a Città del Capo, Ad, che dalle prime elezioni ha sempre governato la metropoli, ha vinto con il 58, 22% dei consensi, perdendo però otto punti percentuali rispetto a cinque anni fa.

Il segnale degli elettori è chiaro: il sistema del dominio del partito unico è finito e i partiti politici sono ora chiamati a lavorare insieme nell’interesse dei cittadini. Così, numerosi sudafricani hanno preferito votare per partiti più piccoli, incluse organizzazioni civiche e candidati indipendenti.

Tra nuove e vecchie formazioni politiche che hanno guadagnato consensi vi sono ActionSA, Freedom Front Plus (Ff+), Patriotic Alliance e in qualche misura il partito dei Combattenti per la liberazione economica (Eff) di Julius Malema che con il 10,3% dei voti a livello nazionale è cresciuto di due punti percentuali.

La rivelazione alle recenti amministrative è il partito ActionSA guidato da Herman Mashaba, uomo d’affari ed ex sindaco di Johannesburg nelle liste di Ad, che svolgerà un ruolo di primo piano nella coalizione di governo nelle tre aree metropolitane della provincia di Gauteng.

Mashaba, che a Johannesburg ha conquistato il 16% dei voti, ha manifestato l’intenzione di iniziare delle trattative con Ad che ha conseguito 25,58% dei consensi nella metropoli, centro economico del paese, mentre ha categoricamente escluso di voler collaborare con l’Anc, che con il 34%, ha ricevuto oltre dieci punti in meno rispetto alle precedenti consultazioni.

Anche a Tshwane, capitale amministrativa del Sudafrica, ActionSA, che ha ottenuto l’8,6% dei voti, con tutta probabilità avvierà trattative per il governo della metropoli con Ad, uscito alle urne con il 32% dei consensi. La nuova coalizione avrà bisogno di altri partiti minori, ad esempio di Freedom Front Plus, che a Tshwane ha triplicato il suo sostegno, votato dal 7,9% degli elettori.

Mentre sono in corso in questi giorni i negoziati che approderanno a nuove coalizioni di governo nei 66 comuni dove nessuna forza politica ha raggiunto la maggioranza dei seggi, nell’Anc è iniziata la resa dei conti. Sul banco degli imputati c’è lui, Cyril Ramaphosa, presidente sudafricano e leader del partito, che gli oppositori interni ora accusano apertamente di essere la causa principale della batosta elettorale.

Già da ora, gli occhi sono puntati sulla conferenza elettiva dell’African national congress dell’anno prossimo. Là si decideranno le sorti di Ramaphosa che potrebbe rischiare di non essere rieletto alla guida del partito e di essere quindi escluso dalla presidenza alle elezioni politiche del 2024.

Ma intanto, continua a fare pensare l’astensionismo alle consultazioni dell’1 novembre, durante le quali soltanto il 30% degli aventi diritto ha partecipato. «Quanto è avvenuto – sostiene il comunicato della storica federazione sindacale Cosatu – sta a indicare la sfiducia e il disprezzo che molti sudafricani ormai nutrono verso il nostro inefficiente e disonesto sistema politico».

Di tutto ciò dovranno tenere conto le nuove amministrazioni comunali che si formeranno prossimamente e a cui spetta l’immane e ineludibile compito di ripristinare la fiducia dei cittadini tramite azioni concrete a servizio delle comunità e la gestione di buon governo.

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