Il re Goodwill Zwelithini kaBhekuzulu, morto il 12 marzo scorso a 72 anni, è stato al potere per oltre cinque decenni, diventando il monarca più longevo del regno zulu. Da tempo sofferente di diabete, pare che le sue condizioni si siano irrimediabilmente aggravate con il contagio da Covid-19.

Nato il 14 luglio 1948 a Nongoma, nel nord della regione del KwaZulu-Natal, è il figlio maggiore del re Cipriano Bhekuzulu e della sua seconda moglie, la regina Thomo. Salito al trono quando era ancora uno studente, all’età di 20 anni, è diventato il leader tradizionale di circa 10 milioni di zulu, il più grande gruppo etnico del Sudafrica.

Durante il suo regno, re Zwelithini ha ripristinato varie pratiche culturali degli zulu, con l’intento principale di promuovere la rigenerazione morale della gente e affrontare questioni sociali come la violenza di genere e la diffusione dell’Aids. «Tutti i cittadini devono unirsi nella lotta contro la violenza di genere. Non possiamo più permetterci di vedere donne violentate», così si era espresso il re degli zulu.

Tuttavia, tradizioni come l’annuale danza dei giunchi (l’“umkhosi womhlanga” in cui, prima della pandemia del Covid, sfilavano al palazzo reale migliaia di ragazze in tipico abbigliamento zulu) sono state criticate da individui e organizzazioni. Le quali considerano il test della verginità imposto alle giovani donne che partecipano alla danza dei giunchi una violazione dei diritti umani. Di fronte alle critiche, Zwelithini si è sempre difeso sostenendo che la sua decisione ha aiutato ad arginare il fenomeno del sesso prematrimoniale e la diffusione dell’Aids.

Non estraneo a controversie, alcuni anni fa, re Zwelithini aveva provocato un coro di proteste per aver definito “marce” le relazioni omosessuali.

Negli ultimi anni del suo regno, il monarca si è battuto ferocemente per difendere l’Ingonyama Trust. Unico fiduciario del Trust con il controllo di quasi tre milioni di ettari – circa il 30% di tutto la terra nel KwaZulu-Natal –, il re si era addirittura unito al gruppo di agricoltori bianchi di destra di AfriForum contro le raccomandazioni del comitato del presidente della repubblica per la riforma agraria che prospettava il trasferimento della terra del trust sotto il governo locale. «Sia chiaro per tutti – aveva voluto precisare re Zwelithini – che la terra appartiene all’attuale regnante degli zulu. La terra non ci sarà tolta».

Nel 2020, un gruppo di contadine del KwaZulu-Natal ha portato in tribunale l’Ingonyama Trust, sostenendo di essere state raggirate e indotte a firmare contratti di affitto per la terra appartenente ai loro antenati. All’alta corte avevano chiesto di dichiarare invalidi gli accordi.

In precedenza, nel 2017, un’indagine ad alto livello sul Trust del re, guidata dall’ex presidente Kgalema Motlanthe, aveva rilevato che vi erano «poche evidenze che le entrate generate dai contratti di locazione siano utilizzate a beneficio delle comunità locali». Il rapporto investigativo raccomandava anche lo scioglimento del Trust.

Re Zwelithini, che ha avuto sei mogli e 28 figli, è stato anche criticato per aver acquistato automobili come le Mercedes Benz e altri veicoli di lusso per le sue mogli, quando la maggioranza della popolazione del KwaZulu-Natal vive in povertà.

Sebbene il suo ruolo fosse in gran parte cerimoniale, re Zwelithini era venerato dal suo popolo e aveva una vasta influenza su milioni di zulu.

Non si sa ancora chi salirà al trono, perché la successione è una questione che tradizionalmente non viene discussa dalla famiglia reale zulu mentre il monarca è vivo.

Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha dichiarato che sarà accordato al re un funerale di stato, normalmente riservato a presidenti. La data non è stata annunciata, ma nel frattempo le bandiere nazionali sventoleranno a mezz’asta.