Per la prima volta Jacob Zuma, ex presidente del Sudafrica, si è presentato in tribunale per difendersi dalle accuse di frode fiscale, corruzione, racket e riciclaggio di denaro, risalenti a decenni fa. «Dichiaro di non essere colpevole», così ha risposto a ciascun capo di accusa il 79enne, mercoledì 26 maggio, nell’aula del tribunale dell’Alta Corte di Pietermaritzburg, in KwaZulu-Natal, sua regione di origine.

La sessione processuale, che si è conclusa in soli 30 minuti, è considerata una pietra miliare nell’indagine giudiziaria avviata dallo Stato sudafricano nei confronti di Zuma il 27 dicembre 2007. Dopo che nel 2005 il suo consigliere finanziario, Schabir Shaik, era stato condannato a 15 anni di carcere (sarà rilasciato nel 2009 per motivi di salute) per reati di corruzione e frode in cui era implicato lo stesso ex presidente.

Su Zuma ora pende l’accusa di aver ricevuto 791 finanziamenti per un valore di circa 240mila euro tra il 1995 e il 2004 da Shaik e dalle sue società che si sarebbero avvalse di lucrosi contratti relativi all’accordo per l’acquisto di armamenti, stipulato dal Sudafrica nel 1999. In cambio Zuma, allora vice-presidente del Sudafrica, avrebbe protetto la multinazionale francese Thales, produttrice di armi e tra le più importanti imprese beneficiarie dell’accordo, da possibili indagini giudiziarie.

Nella breve sessione di apertura del processo, Zuma ha presentato al giudice Piet Koen la richiesta di ricusazione di Billy Downer, il pubblico ministero che ha guidato la squadra dell’accusa sin dalle fasi iniziali del processo. Secondo l’ex leader della nazione «i fatti e le circostanze» dimostrano che Downer «manca dell’indipendenza e dell’imparzialità necessarie per un procedimento legale».

Per la difesa il pubblico ministero farebbe parte di una cospirazione di vasta portata che coinvolge agenzie di intelligence straniere, come la Cia, colpevoli di aver preso di mira Zuma a causa delle sue opinioni sull’espropriazione delle terre senza risarcimento e dei suoi piani per la trasformazione radicale dell’economia.

La richiesta di ricusazione nei confronti del pubblico ministero verrà esaminata il 19 luglio, quando si riaprirà il processo.

Terminata la sessione, l’ex presidente sudafricano si è rivolto ai circa 2mila sostenitori riunitisi fuori dal tribunale, raccontando loro come abbia risposto al giudice di non essere a conoscenza di alcuna delle accuse di corruzione mosse nei suoi confronti. Si è detto poi fiducioso che la sua domanda di ricusazione del pubblico ministero Downer sarà accolta. Nel qual caso si aprirebbe per lui la strada verso l’assoluzione anticipata, senza più doversi sottoporre all’indagine giudiziaria.

Nonostante i guai con la giustizia, Zuma continua ad avere il sostegno di tanti tra la popolazione zulu a cui appartiene. Tra questi, quello del presidente dell’African National Congress (ANC) in KwaZulu-Natal, Sihle Zikalala, che davanti alla folla dei sostenitori fuori dall’aula ha elogiato l’operato del concittadino a favore della gente, dei poveri in particolare.

 

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