Economia in bianco e nero – gennaio 2015
Riccardo Barlaam

Chernobyl e Fukushima non hanno insegnato nulla al Sudafrica che punta sullo sviluppo delle centrali nucleari. Con le tecnologie di Cina, Russia, Francia, Canada, Brasile e Giappone. Ma in Africa, nell’Africa povera di infrastrutture e priva di un’industria nucleare affidabile in termini di sicurezza.

Il Sudafrica è l’unico paese in Africa con una centrale nucleare attiva, la centrale di Koeberg, vicino a Città del Capo. Un impianto da 1800 megawatt che produce circa il 5% dell’energia elettrica nazionale, di proprietà della società energetica locale Eskom.

Adesso però la seconda economia del continente punta ad avere da qui al 2030 da 6 a 8 nuove centrali nucleari attive con 9600 megawatt prodotti da energia atomica, come è scritto nel Piano energetico nazionale integrato del 2010. Questo spiega l’attivismo del governo sudafricano e della ministra dell’Energia, Tina Joemat-Petterson: nell’anno che si è appena concluso sono stati siglati due patti di ferro con Russia e Cina per avviare i progetti che porteranno alla costruzione delle nuove centrali.

Mentre gran parte del mondo occidentale industrializzato ha detto di no all’energia dall’atomo dopo gli ultimi incidenti giapponesi – la Germania su tutti, motore industriale dell’Europa – questo paese emergente scommette pesantemente sullo sviluppo delle centrali nucleari in Africa.

Le industrie legate alla filiera dell’atomo di Russia, Cina e Giappone intanto portano a casa commesse milionarie che dureranno per almeno un ventennio.

Nel settembre dello scorso anno, durante la 58esima sessione della Conferenza generale dell’Aiea a Vienna, la società nucleare russa Rosatom ha firmato uno “storico accordo” con il governo del Sudafrica per costruire una grande centrale nucleare nello stato africano e sviluppare la collaborazione in altre aree della industria nucleare.

«L’accordo – si legge in un comunicato congiunto – prevede la costruzione di una nuova centrale nucleare in Sudafrica con i reattori russi VVER. La Russia assisterà il Sudafrica nella formazione di specialisti nelle sue università per il funzionamento della nuova infrastruttura energetica». Sergey Kirienko, direttore generale Rosatom, ha detto che l’impianto sudafricano sarà realizzato con gli standard più elevati al mondo in termini di tecnologie e sicurezza, aggiungendo che – secondo lui – la filiera nucleare creerà migliaia di posti di lavoro e creerà ordinativi per le aziende locali che opereranno lungo la filiera produttiva per un giro d’affari che lui stima sarà di almeno 10 miliardi di dollari. Da parte sua, la ministra sudafricana dell’energia, si è detta sicura che la cooperazione con la Russia permetterà di realizzare l’ambizioso piano sudafricano di creare 9,6 Gw di nuova energia dall’atomo da qui al 2030. I russi di Rosatom al momento hanno 29 progetti di costruzione di nuovi impianti nucleari, di cui 19 all’estero in paesi come Cina, Turchia, Vietnam, Finlandia, India, Ungheria. 

Non finisce qui la storia. Il 7 novembre 2014 il governo sudafricano ha siglato a Pechino un altro accordo sempre sulla costruzione di nuove centrali nucleari. L’accordo, firmato dal presidente Jacob Zuma, prevede la realizzazione in project financing di una nuova centrale atomica realizzata dalla società energetica China Nuclear Power Technology, finanziata dall’Industrial & Commercial Bank of China e dalla Standard Bank Group. Due università cinesi hanno assicurato il loro aiuto per la formazione dei tecnici sudafricani. «Il Sudafrica è un partner strategico della Cina in Africa, ha detto il presidente cinese Xi Jinping. I rapporti bilaterali Cina-Sudafrica sono arrivati a un nuovo punto di storica rilevanza».

Non è tutto. Il Sudafrica ha in programma di firmare altri protocolli di cooperazione con Francia, Canada, Brasile e Giappone per costruire le altre centrali. Una cascata di dollari e forse una catastrofe annunciata.

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Nella foto in alto la centrale nucleare sudafricana di Koeberg, vicino a Città del Capo.

Pretoria scommette sull’energia atomica, in controtendenza rispetto a gran parte delle nazioni industrializzate. Entro il 2030 costruirà altre centrali nucleari (oggi ne ha una), con il supporto di Russia e Cina.