Sudan

Il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir si è dimesso dalla presidenza del partito di governo, il National congress party, in una mossa che potrebbe far pensare ad un suo graduale disimpegno, un passo nella direzione chiesta dall’opposizione che vuole le sue dimissioni.

Lascia però la carica nelle mani del suo vice, Ahmed Haroun, anche lui ricercato dalla Corte penale internazionale con gravissime accuse per la conduzione del conflitto in Darfur. La sua nomina è stata accettata dal partito. Per i suoi trascorsi e i suoi legami con al-Bashir, Ahmed Haroun non sembra essere l’uomo giusto per contribuire a mediare con l’opposizione una soluzione della crisi sempre più grave che attanaglia il paese.

Le dimostrazioni popolari che da due mesi infiammano il paese, infatti, sono state ancor più partecipate e diffuse dopo la proclamazione dello stato di emergenza. Centinaia di persone sono state arrestate e giudicate, molte per direttissima, dai tribunali speciali appositamente nominati per i reati riguardanti la violazione dello stato di emergenza. Giovedì sera, 59 persone erano già state condannate a pene varianti dai due mesi ai sette anni di carcere.

Intanto, le opposizioni che hanno firmato la Dichiarazione per la libertà e il cambiamento (Declaration of freedom and change) stanno approfondendo tutti i temi relativi alla gestione del paese durante il periodo transitorio che seguirebbe la caduta del regime, a loro parere imminente. Il periodo transitorio dovrebbe precedere il voto per eleggere il nuovo presidente, il parlamento nazionale e quello degli stati federali. (Sudan Tribune)