Sudan / USA

Durante la visita a Washington del primo ministro sudanese Abdalla Hamdok (nella foto), il segretario di stato Mike Pompeo ha annunciato la ripresa delle relazioni diplomatiche e la nomina del primo ambasciatore nel paese dopo 23 anni. Ha anche aggiunto che la decisione dovrà essere approvata dal Senato.

Pompeo ha sottolineato l’apprezzamento americano per il nuovo corso sudanese segnato da un ventaglio di riforme che hanno reintrodotto il paese a tutti gli effetti nel consesso della comunità internazionale, dopo che le politiche islamiste radicali del passato regime lo avevano isolato dal mondo occidentale.

Hamdok è il primo diplomatico sudanese a visitare gli Stati Uniti dal 1985.

Nonostante le dichiarazioni di Pompeo, il primo ministro sudanese ha potuto incontrare al Dipartimento di Stato solo David Hale, il numero tre nell’istituzione, dal momento che sia il presidente Trump che il segretario di stato erano fuori dal paese.

Le relazioni diplomatiche tra Washington e Khartoum erano interrotte dal 1998, per gli attentati alle ambasciate americane di Nairobi e Dar el-Salam di cui gli Usa ritennero responsabile il Sudan. Poco dopo distrussero con un razzo la maggior fabbrica farmaceutica sudanese, accusata di produrre gas nervino, accusa sempre fermamente respinta dal governo di Khartoum. Poi gli USA inserirono il paese nella lista di quelli che supportavano il terrorismo, imponendo sanzioni che hanno reso molto difficili gli investimenti stranieri, acutizzando la crisi economica in cui già allora il paese versava.

Il nuovo governo punta a uscire da quella lista per facilitare la ripresa economica, ma secondo funzionari di alto livello incontrati da Hamdok, il processo implica un percorso legale complesso che non potrà essere breve. Per di più, i parlamentari incontrati, pur esprimendo supporto per il nuovo corso, hanno richiesto di chiudere il contenzioso aperto per il risarcimento delle vittime negli attacchi alle ambasciate e per altri atti terroristici la cui responsabilità ultima è stata attribuita al Sudan.
Altri parlamentari si sono detti preoccupati per elementi del vecchio regime ancora presenti nelle nuove istituzioni. (The East African)