Sudan / CPI

Nel 24° rapporto al Consiglio di sicurezza dell’Onu sullo stato dei processi alla Corte penale internazionale contro il presidente Omar Hassan al Bashir ed altri politici sudanesi, il pubblico ministero Fatou Bensouda ha dichiarato ieri che sta indagando sull’uso di armi chimiche in Darfur. Secondo un rapporto di Amnesty International pubblicato alla fine di settembre, il governo di Khartoum avrebbe usato armi chimiche in una trentina di bombardamenti nel Jebel Marra, la roccaforte del movimento ribelle Sudan Liberation Movement – l’ala guidata da Abdul Wahid al Noor (Slm-Aw) -, provocando almeno 200 morti.
Bensouda ha ammesso che, per ora, non sono state trovate evidenze degli attacchi, ma ha anche sottolineato che le autorità sudanesi non permettono l’accesso alla zona e questo “impedisce agli aiuti di raggiungere le vittime e gli sfollati, e potenzialmente dà la possibilità alle parti in conflitto di nascondere i propri crimini”.
Nel suo rapporto il pubblico ministero ha pesantemente criticato il Consiglio di sicurezza per non aver preso i provvedimenti necessari ad assicurare alla giustizia il presidente sudanese, su cui pendono ben sette capi d’accusa per crimini di guerra e contro l’umanità e tre per genocidio. Dal marzo del 2009, quando fu spiccato il mandato di cattura, al Bashir ha varcato le frontiere ben 131 volte e ha visitato 14 paesi che hanno firmato lo statuto di Roma, ma solo in Sudafrica ha rischiato di essere arrestato. (Radio Dabanga)