Sudan / Donne

Anche ieri, nonostante lo stato d’emergenza imposto dal regime, si sono svolte in tutto il paese dimostrazioni pacifiche per chiedere le dimissioni del presidente, Omar Hassan al-Bashir.

In occasione della giornata internazionale della donna, gli organizzatori, l’Associazione dei professionisti sudanesi, hanno voluto dedicare la marcia alle donne, per la loro partecipazione alle proteste di questi mesi di rivolta, tanto che le dimostrazioni della giornata sono state definite “Marcia delle donne sudanesi”.

Donna simbolo è stata dichiarata Fatima Ahmed Ibrahim, morta in esilio a Londra nel 2017, all’età di 88 anni. Fatima era un’attivista per i diritti delle donne, fondatrice dell’Unione delle donne sudanesi (Swu) e direttrice del suo giornale, il Woman’s Voice Magazine, che aveva avuto un importante ruolo nel rovesciamento del regime del generale Abboud, nel 1956. Di idee socialiste, ha militato per tutta la vita nelle fila del Partito comunista sudanese. Era anche stata invitata dalla Campagna Italiana per il Sudan e aveva partecipato ad una marcia della pace come ospite del comune di Milano.

Le donne hanno giocato fin dall’inizio un ruolo importante nella mobilitazione popolare per chiedere le dimissioni del presidente sudanese. Le foto fatte circolare sui social media mostrano che ieri le donne erano la maggioranza dei dimostranti. Sfilavano cantando “Libertà, dignità e giustizia”.

Nel corso delle proteste, iniziate il 19 di dicembre dello scorso anno, centinaia di attiviste sono state arrestate. La scorsa settimana la Coalizione regionale delle donne che difendono i diritti umani in Medio Oriente e Nord Africa ha fatto sapere che almeno 100 delle loro socie sudanesi sono state arrestate e 35 rimangono in prigione. Durante le dimostrazioni del 2013 le donne incarcerate erano state oggetto di violenza sessuale da parte delle forze di sicurezza. Prese di mira soprattutto le giornaliste e le attiviste per i diritti delle donne.

Quella di ieri era la seconda giornata di mobilitazione dopo la dichiarazione dello stato di emergenza che limita, tra l’altro, i diritti di espressione, di riunione e di sciopero. Martedì era stato giorno di sciopero. Le foto fatte circolare sui social network mostrano mercati chiusi e vie deserte in diverse città del paese. (Albawaba / The Washington Post)