Sudan

In un comunicato stampa diffuso ieri, la delegazione europea a Khartoum nega di finanziare con fondi europei le Rapid support forces (Rsf), conosciute in Sudan anche come milizie janjaweed, che agiscono alle dirette dipendenze del servizio di sicurezza nazionale (Niss), come fatto supporre dalle dichiarazioni del loro comandante, Mohamed Hamdan  Daglo, (detto Hametti),  durante una conferenza stampa tenutasi la scorsa settimana presso il ministero della Difesa sudanese, in cui aveva sostenuto di controllare il traffico di migranti per conto dell’Europa.

Il comunicato dice che l’Ue sostiene il Sudan e gli altri paesi della regione “nel rafforzare le capacità di prevenire il traffico e la tratta di essere umani, nel migliorare la protezione internazionale delle vittime di organizzazioni criminali, nel sensibilizzare sui pericoli delle migrazioni irregolari e nell’aumentare le opportunità per le migrazioni legate ad un lavoro”.

Il comunicato chiarisce inoltre che l’Ue è impegnata in Sudan ad affrontare le cause profonde delle migrazioni, migliorando le fonti di sussistenza, stimolando il lavoro dei giovani e supportando servizi di base per i rifugiati, gli sfollati e le comunità che li ospitano.

Dopo la conferenza stampa delle forze di sicurezza sudanesi, Yassir Arman, segretario generale dell’Splm-N, il più importante movimento di opposizione armata al governo di Khartoum, aveva rilasciato un comunicato in cui diceva di avere le prove che il governo sudanese aveva delegato alle Rsf il controllo dei confini (in particolare quello con la Libia), al fine anche di migliorare la loro immagine, legandole ad interessi internazionali.

Nel comunicato europeo si dice anche che i fondi per il controllo dei flussi migratori non sono stanziati al governo, ma alle organizzazioni internazionali e a quelle non governative (Ong) per interventi di tipo umanitario e di sostegno allo sviluppo. Non è assolutamente credibile, invece, per tutto quello che riguarda la tecnologia e i mezzi atti a rafforzare il controllo dei confini. Inoltre, nel comunicato non si dice quali siano i meccanismi di controllo dell’utilizzo dei fondi europei, al fine di evitare che finiscano per finanziare le famigerate milizie sudanesi. (Sudan Tribune)