Sudan / Unione Europea

La Commissione europea ha sospeso i progetti volti al controllo delle migrazioni illegali che passano dal Sudan, finanziati nel quadro di riferimento del processo di Khartoum, un accordo che vede il governo sudanese come il partner europeo nella lotta ai flussi migratori irregolari provenienti dai paesi del Corno e dell’Africa orientale.

A metà dello scorso marzo l’UE ha sospeso un progetto per la formazione e la fornitura di attrezzature alle Guardie di frontiera, funzione affidata alle Forze di supporto rapido (Rapid support forces – Rsf), milizia direttamente derivata dai janjaweed che hanno messo a ferro e fuoco la regione del Darfur.

Le Rsf sono state accusate del massacro di almeno 128 persone lo scorso 3 giugno, nello sgombero dei dimostranti che presidiavano pacificamente il quartier generale dell’esercito a Khartoum. Il loro comandante, Mohamed Hamdan Dagalo, conosciuto come Hemeti, è l’uomo forte nella giunta militare che ora governa in Sudan.

Sono stati sospesi a metà marzo anche progetti nel quadro di riferimento del programma per una miglior gestione delle migrazioni (Better migration management), voluti da una coalizione di paesi europei, tra cui l’Italia, e da alcune organizzazioni umanitarie.

In giugno è stato sospeso il progetto di un centro di intelligence panafricano, conosciuto come Centro operativo regionale di Khartoum (Regional operational centre in Khartoum – Rock) che ha l’obiettivo di condividere le informazioni provenienti da nove paesi della regione sul traffico di esseri umani. Parte del personale è stato trasferito in Kenya.

I progetti sono finanziati dal fondo di 4,5 miliardi di euro stanziati dalla Commissione europea per il controllo dei flussi migratori e per affrontare le cause delle migrazioni in Africa.

Lutz Oette, esperta di diritti umani della Scuola di sudi orientali ed africani di Londra, dice che la sospensione delle iniziative programmate con Khartoum conferma indirettamente i sospetti, avanzati ripetutamente da organizzazioni della società civile sudanese e internazionale, che i soldi europei abbiano finanziato chi ha violato gravemente i diritti dei cittadini sudanesi e dei migranti. Secondo Oette, «continuare a lavorare con Khartoum avrebbe potuto essere incompatibile con la posizione dell’Ue sui diritti umani». (The East African)