Sudan

Dopo giorni di violenti scontri tra il gruppo etnico locale dei Beni Amer e quello dei Nuba, originario del Sud Kordofan, il Consiglio Sovrano, insediatosi nei giorni scorsi a Khartoum, ha proclamato lo stato di emergenza a Port Sudan, capoluogo dello stato federale del Mar Rosso, seconda città e più importante porto del paese.

Non è chiara la ragione degli scontri in cui ci sarebbero stati almeno 26 morti e 200 feriti. La tregua, firmata sabato scorso tra i leader comunitari dei due gruppi, è durata solo alcune ore. Era stata facilitata da due membri del Consiglio sovrano – uno militare e uno civile – provenienti da Khartoum. Domenica gli scontri sono ripresi.

Per questo il Consiglio sovrano ha deciso di sollevare dall’incarico il governatore ad interim e il capo dei servizi di sicurezza dello stato e di proclamare lo stato di emergenza. In un comunicato diffuso dalle autorità competenti si osserva che, per la prima volta in questo genere di scontri, sono state usate molte armi da fuoco moderne, circostanza che fa pensare che le violenze siano fomentate dall’intervento di attori esterni.

Port Sudan, con il suo porto da cui passa la gran parte dei traffici commerciali del paese, è cruciale per la ripresa economica del paese. Da mesi la situazione è instabile a causa della decisione del governo precedente, rovesciato il 6 aprile scorso, di concedere la gestione delle operazioni portuali ad una compagnia filippina, la International Container Terminal Services Inc. (ICTSI). 

Questo ha causato numerosi scioperi dei lavoratori del porto che hanno bloccato per giorni il traffico commerciale in entrata e in uscita, chiedendo il ritiro della decisione, di cui erano sconosciute perfino le clausole che avrebbero avuto un grande impatto sul settore che dà lavoro a un gran numero di persone nella zona.

A Port Sudan le dimostrazioni che hanno portato alla caduta del governo del presidente Omar Hassan El-Bashir sono state particolarmente partecipate, e duramente represse, proprio per la situazione di scontro causato dalle decisioni sulla gestione del porto.  (Radio Dabanga / France 24)