Sudan

Ieri il parlamento sudanese, con le due camere (Assemblea Nazionale e Consiglio degli stati) in seduta congiunta, ha ridotto a sei mesi il periodo in cui potrà essere in vigore lo stato di emergenza.

Il presidente Omar Hassan al-Bashir lo aveva proclamato il 22 febbraio scorso per la durata di un anno e in seguito inasprito.

La raccomandazione di dimezzarne il periodo è stata avanzata dal comitato parlamentare formato alcuni giorni fa, presieduto da Ahmed al-Tigani. La delibera è stata comunque aspramente criticata dall’opposizione che la considera illegittima. Tra i contrari all’imposizione del periodo di emergenza e alle sue modalità di applicazione, c’è Kamal Omer, del Popular congress party – partito fondato da Hassan al-Turabi, defunto ideologo della Fratellanza musulmana – ed esponenti dell’altro blocco islamista, il Change now movment, di Gazi Salah al-Deen.

Intanto le proteste continuano in tutto il paese. Ha fatto scalpore nei giorni scorsi l’arresto e la condanna ad una settimana di prigione di Maryam el Sadiq el Mahdi, figlia di Sadiq el Mahdi e co-presidente dell’Umma party, il maggior partito di opposizione. Maryam è una figura molto nota nel mondo politico sudanese; è tra i promotori e animatori più attivi dei cartelli di opposizione quali il Sudan call, cui aderiscono non solo forze politiche, ma anche gruppi della società civile e movimenti di opposizione armata. Altre 20 donne sono state arrestate nelle ultime manifestazioni e sono state condannate ad un mese di prigione e a 20 colpi di frusta. (Sudan Tribune / Radio Dabanga)

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