Sudan

Negli ultimi giorni la crisi sudanese si è ulteriormente aggravata. Il regime ha perso un altro membro della coalizione di governo, dominata dal National Congress Party (NCP). Si tratta dell’Umma Federal Party (UFP) guidato da Ahmed Babikir Nahar, che ha ritirato anche i suoi rappresentanti dalle istituzioni.

È il terzo partito, dopo il National Front for Change (NFC) di Ghazi Salah al-Din al-Attabani e dell’Umma Party di Mubarak al-Fadil al-Mahdi, figlio di Sadiq al-Mahdi che è invece uno dei leader dell’opposizione.

La scorsa settimana si sono svolte numerose manifestazioni popolari pacifiche in diverse città del paese. La repressione è stata durissima: altri due morti accertati e una nuova ventata di arresti tra dimostranti, giornalisti e leader delle forze di opposizione. Ma la protesta non si fa intimidire: per questa settimana, quasi tutti i giorni, sono già convocate dimostrazioni che diventano sempre più partecipate e disseminate sul territorio nazionale.

Nel tentativo di impedire l’informazione sulla crisi del paese, il regime ha ritirato le credenziali a diversi giornalisti stranieri, tra gli altri i corrispondenti di Al-Jazeera e Al-Arabiya, mentre i giornalisti sudanesi vengono sistematicamente minacciati e arrestati, le copie dei quotidiani sequestrate, le testate chiuse.

Il presidente Omar Hassan al-Bashir, conscio della gravità della sua situazione, sta cercando sostegno tra i paesi arabi. Nei giorni scorsi è stato in Qatar e in Siria. Da ieri è in visita in Egitto. (Redazione)

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