Burundi / Tanzania

Parlando con l’agenzia di stampa France Press, il ministro degli Interni tanzaniano, Kangi Lugola, ha dichiarato che il suo governo ha raggiunto un accordo con il governo del Burundi per il rimpatrio di tutti i rifugiati burundesi a partire dal 1° ottobre. Ha anche aggiunto che il rimpatrio avverrà in collaborazione con l’agenzia dell’Onu competente, l’Unhcr. Secondo dati ufficiali, ci sono circa 200mila rifugiati burundesi in Tanzania e il rimpatrio avverrebbe al ritmo di 2mila alla settimana.

Ma l’Unhcr martedì scorso ha dichiarato ufficialmente che ritiene non favorevoli le condizioni nel paese di ritorno e che collaborerà solo per i rimpatri volontari.

Almeno 400mila persone fuggirono dal Burundi verso i paesi limitrofi nel 2015, a causa delle violenze scatenate dalla decisione del presidente in carica, Pierre Nkurunziza, di candidarsi per un terzo mandato presidenziale, in violazione della costituzione. Furono centinaia i morti tra gli oppositori e i dimostranti. Nkurunziza vinse le elezioni ed è attualmente in carica. Dopo il suo insediamento per il terzo mandato, sospese la collaborazione con l’ufficio dell’Onu per i diritti umani per un rapporto in cui si dimostravano gravissimi abusi e violazioni nei confronti della popolazione.

Dana Hughes, portavoce dell’Unhcr nella regione, in una dichiarazione ad Al Jazeera, ha reso noto che negli scorsi due anni ci sono stati circa 75mila rientri volontari in Burundi, ma ancora adesso centinaia di persone fuggono dal paese ogni mese e ha chiesto ai governi della regione di tenere i confini aperti e di concedere protezione a chi ne ha ancora bisogno.

Il ministro degli Interni tanzaniano, invece, ha dichiarato che ormai il Burundi è un paese sicuro e in pace, nonostante le dichiarazioni di persone ed organizzazioni internazionali sostengano il contrario.

Human Rights Watch ha recentemente affermato che il governo del Burundi non tollera opposizione e che i servizi di sicurezza si macchiano regolarmente di esecuzioni sommarie, violenze, abusi e stupri e intimidazioni nei confronti degli oppositori politici. (Al Jazeera)