L’Alta corte della Tanzania ha dichiarato che il processo si deve svolgere, respingendo il ricorso della difesa. Sul banco degli imputati Freeman Mbowe, il leader del principale partito di opposizione tanzaniano, Chadema. Arrestato in luglio, dovrà ora rispondere all’accusa di “terrorismo”. Accusa respinta a pieni polmoni dall’imputato che si dichiara innocente.

I suoi avvocati avevano denunciato il fatto che il loro assistito fosse stato trattenuto per cinque giorni senza un’accusa, il che avrebbe violato i suoi diritti costituzionali. Ma il Tribunale ha rigettato il ricorso.  

I sostenitori di Freeman Mbowe qualificano questo processo come “politico” e denunciano una deriva autoritaria della nuova presidente, Samia Suluhu Hassan, salita al potere dopo la morte improvvisa di John Magufuli a marzo.

Accusato di “finanziamento del terrorismo” e di “cospirazione terroristica”, Freeman Mbowe, 59 anni, è stato arrestato con altri 15 funzionari del partito Chadema tra martedì 20 e mercoledì 21 luglio nella città portuale nordoccidentale di Mwanza, in un raid delle forze di polizia. Di lì a poco avrebbe dovuto tenere un forum pubblico per chiedere la riforma costituzionale in Tanzania.

L’indignazione internazionale

Gli arresti hanno suscitato non solo l’indignazione del partito e delle organizzazioni per i diritti civili, ma sono stati considerati anche dalla comunità internazionale, inclusi gli Stati Uniti, un tentativo di repressione del dissenso da parte del nuovo governo.

Amnesty International ha descritto le detenzioni come «arbitrarie» e le ha considerate parte di una campagna nazionale per contrastare l’opposizione politica. «Le autorità della Tanzania devono smettere di prendere di mira l’opposizione e cercare di restringere lo spazio in cui possono operare», ha affermato Flavia Mwangovya, vicedirettrice di Amnesty per l’Africa orientale. «Questi arresti e detenzioni arbitrari mostrano il palese disprezzo delle autorità tanzaniane per lo stato di diritto e i diritti umani, compresi i diritti alla libertà di espressione e associazione. Questi arresti motivati politicamente devono cessare», ha aggiunto.

Imprigionato da allora, Mbowe afferma di essere stato torturato durante la detenzione e di aver rilasciato dichiarazioni sotto costrizione.

Il processo ha preso il via il 13 agosto. Ma l’udienza è stata aggiornata dopo che il procuratore ha cercato di assegnare il caso ad un tribunale superiore

Martedì 31 agosto, l’avvocato della difesa, Peter Kibatala, ha sostenuto che la Divisione corruzione e crimini economici dell’Alta Corte di Dar es Salaam, davanti alla quale è comparso il suo cliente, non aveva giurisdizione per processare un caso di terrorismo.

Secca la replica, il 1° settembre, del giudice Elinaza Luvanda: «Questo tribunale è perfettamente competente a giudicare i casi di terrorismo e quindi non sono d’accordo con l’obiezione degli imputati».

Mbowe ha anche lanciato accuse contro alti funzionari giudiziari e di polizia, sostenendo che i suoi diritti costituzionali sono stati violati durante l’arresto.

I pm hanno sempre sostenuto che le accuse a suo carico non sono per nulla collegate alla sua attività politica e alla prevista conferenza di Mwanza. Si riferiscono, invece, a presunti reati risalenti al 2020.

Secondo Chadema, i pubblici ministeri accusano Mbowe di aver pianificato un attacco a un funzionario e di aver donato 600mila scellini tanzaniani (220 euro) per organizzare attacchi alle stazioni di servizio in occasione di raduni pubblici.

L'”interferenza” presidenziale

Gli avvocati di Mbowe, oltre a tentare di annullare il processo, hanno denunciato le interferenze della stessa presidente Samia Suluhu Hassan che qualche giorno prima dell’avvio del processo ha rilasciato un’intervista alla Bbc nella quale ha affermato che le accuse mosse a Mbowe «non erano affatto politiche».

«È stato fuori dal paese per molto tempo», ha continuato Suluhu Hassan. «Non so perché sia fuggito, ma quando è tornato ha iniziato a creare problemi con richieste di una nuova Costituzione», ha dichiarato la presidente.

«Ho il sospetto che, sapendo le accuse che gli sarebbero state mosse, abbia calcolato che se fosse stato arrestato poteva difendersi sostenendo che lo stavano facendo perché lui voleva una nuova Costituzione», ha sottolineato maliziosamente la prima presidente donna della Tanzania, insediatasi al potere nel marzo del 2020.

Al momento della sua nomina, in molti hanno sperato che Hassan potesse inaugurare un cambiamento rispetto al “governo autocratico” dell’ex presidente, soprannominato il “Bulldozer” per il suo modello di leadership intransigente.

Come riporta fedelmente la Bbc, Mbowe è stato arrestato dopo aver detto che le ultime elezioni sono state fraudolente.

Nel giorno in cui era prevista l’udienza, i suoi sostenitori hanno tenuto una manifestazione davanti al tribunale proclamando la sua innocenza. Ma la polizia – ha denunciato il partito Chadema su Twitter – ha risposto arrestando i presenti.

 

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