Tanzania

Il 17 marzo il governo della Tanzania ha lanciato il primo hub regionale per il commercio internazionale dell’oro, sul modello di quelli già funzionanti in Sudafrica per l’oro e in Botswana per i diamanti.

Il provvedimento è parte delle riforme governative del settore minerario. Lo scopo è quello di controllare l’estrazione, facilitare la commercializzazione e riscuotere le tasse dovute sul minerale estratto e commercializzato, combattendo alla radice il contrabbando, ora fiorente.

L’hub si trova a Geita, regione che produce il 40% dell’oro del paese. In ognuno dei cinque distretti amministrativi della regione funzionerà un centro per la raccolta del minerale prezioso dai minatori su piccola scala. Saranno inoltre aperte due banche attraverso le quali dovranno passare le transazioni finanziarie.

Il provvedimento è previsto dalla riforma del settore il cui quadro di riferimento normativo è il Mining act, approvato il mese scorso. All’inizio di marzo è anche stata approvata una legge che riduce al 7% (dal 23% precedente) le tasse per chi possiede una licenza di estrazione. Il governo ovviamente presume di raccogliere quote ben maggiori sulla commercializzazione dell’oro.

Le risorse minerarie della Tanzania sono ingenti. Comprendono oro, nickel, ferro, rame, zinco, stagno, piombo, diamanti, uranio, tanzanite, carbone, soda, caolino, fosfato e gesso, ma il paese finora non ne ha tratto un vantaggio adeguato alla ricchezza che possiede.

I provvedimenti presi a partire dal 2017 per difendere le riserve di tanzanite, pietra preziosa che si trova solo in Tanzania, hanno dato risultati illuminanti. Nel settembre del 2018 le tasse raccolte sulle transazioni di vendita della pietra preziosa ammontavano a 461mila dollari. Prima del provvedimento le cifre erano davvero insignificanti. Ad esempio, nel gennaio del 2015 erano stati raccolti 74mila dollari solamente. (The East African)