Aumenta il prezzo dei carburanti
Continuano le proteste nella capitale. Quasi tutti i quartieri sono in subbuglio dopo che la polizia ha represso con violenza i manifestanti durante lo sciopero dei trasporti pubblici contro l’aumento del prezzo dei carburanti. La società civile denuncia tre vittime, il 22 giugno, e chiede l’apertura di un’inchiesta internazionale sullo spargimento di sangue dei giorni scorsi.
E i prossimi a scioperare saranno gli ospedalieri.

L’annuncio, venerdì scorso, degli aumenti del prezzo dei carburanti ha riacceso le tensioni a Lomé, alimentando un disagio sociale a stento represso dopo le contestazioni dei risultati delle elezioni presidenziali del 4 marzo scorso.

Il 22 giugno la polizia ha disperso con violenza i manifestanti sparando sulla folla e impiegando gas lacrimogeni nel cuore della capitale e nei quartieri periferici, bloccati da un’imponente sciopero dei trasporti pubblici.

Il Collettivo per la Verità delle Urne (CVU) denuncia l’uccisione di tre civili e chiede che venga aperta un’inchiesta indipendente.

I taxisti hanno risposto all’appello lanciato dal leader delle opposizioni – e candidato sconfitto alla presidenza alle ultime elezioni – Jean-Piérre Fabre, sostenuto dallo stesso CVU e dalle organizzazioni della società civile.

I togolesi sono scesi in piazza per contestare aumenti che hanno raggiunto in alcuni casi il 27% sul prezzo di kerosene, gasolio e benzina. Una decisione, denunciano le organizzazioni della società civile togolese, che rende impossibile mantenere in piedi l’attività di taxi e moto-taxi.

Una decisione, ha spiegato alla tv di stato Gozan Kokou, ministro del Commercio, dovuta alla “combinazione tra la crescita del 33% del prezzo di riferimento del petrolio e l’aumento del dollaro” e alla difficoltà del governo di mantenere le politiche di sussidi in atto. Sussidi avviati nel 2002, grazie ad un meccanismo di adeguamento automatico dei prezzi alla pompa indipendente dall’andamento reale dei prezzi mondiali del petrolio e del dollaro.
Una politica questa, ha precisato il ministro, che “ha creato enormi debiti dello Stato nei confronti delle compagnie petrolifere, minacciando pericolosamente le forniture e la business continuity”.

Inevitabile la protesta dei taxisti, già stremati, assieme a tutto il popolo togolese, da anni di crisi. Una rabbia tenuta a freno, fino ad ora, da un regime feroce e repressivo, ma che rischia di sfociare adesso in una catena di nuove manifestazioni. I prossimi a incrociare le braccia saranno gli ospedalieri. Il Sindacato del personale ospedaliero in Togo (Synphot) ha infatti già annunciato uno sciopero per chiedere al governo di mantenere fede agli impegni presi nel “memorandum” firmato il 18 dicembre 2008 ad Atakpamé.