Gli strascichi delle contestatissime elezioni presidenziali, del 22 febbraio dello scorso anno, continuano a farsi sentire nel paese. La società civile è sempre in subbuglio, ostacolata dalle manovre del regime dinastico della famiglia Gnassingbé, al potere da 54 anni, che continua ad arrestare oppositori e dissidenti, mentre il movimento legato al vescovo emerito di Lomé, l’ultranovantenne Philippe Fanoko Kpodzro, la Dinamique (DMK) che porta il suo nome, è attivissima e continua a reclamare la vittoria del suo candidato, il dottor Agbeyomé Kodjo. Recentemente la DMK ha consegnato all’Unione Europea un memorandum in cui chiede un uscita dalla crisi sotto l’egida dell’Onu e dell’Ue. Un documento preparato da quattro ambasciatori occidentali in Togo (Francia, Germania, Usa, Ue) e il PNUD, il programma di sviluppo delle Nazioni Unite. Iniziativa difesa a Bruxelles dieci giorni fa dal vescovo Kpodzro, in esilio in Europa, e da un centinaio di oppositori togolesi della diaspora che hanno calcato la mano sulle istituzioni europee per far luce sulla situazione di oppressione nel paese d’origine. Nigrizia ha raggiunto il vescovo al telefono per fare il punto su questo processo di uscita dalla crisi postelettorale.

A più di un anno dalle elezioni del febbraio 2020 come è cambiato lo scenario politico in Togo? Sembra che qualcosa si muova a livello dell’attenzione internazionale sul paese. Quali novità ci sono?

 Grazie davvero di interessarvi alla nostra causa che mi fa vedere ancora una volta la passione di Nigrizia per il nostro paese. Il maggiore cambiamento è che la comunità internazionale, all’inizio riservata e con molti dubbi rispetto alla frode dei veri risultati delle elezioni del 22 febbraio 2020, ha fatto marcia indietro e ha riconosciuto i brogli, quello che è giusto chiamare il “colpo di stato elettorale”, dopo aver intascato i soldi dei poveri distribuiti dal presidente togolese Faure Gnassingbé. I soldi dei poveri! Che vergogna! Che ignominia! Che infamia! Come può Macron validare oggi la sua firma sul comunicato che riconosceva la vittoria elettorale dell’attuale presidente, falsificata dalle autorità togolesi dopo le elezioni? Questo é ormai evidente agli occhi stessi dei bambini! Coloro che dovrebbero fare la promozione della democrazia e dello Stato di diritto fanno piuttosto il contrario: la promozione dello Stato degli stolti e dei banditi. Sono veramente deluso e indignato da questo spettacolo deprimente! Sono dei banditi dal colletto bianco che ormai dirigono la comunità internazionale. L’essenziale per loro è riempirsi le tasche a detrimento dei poveri, dimenticando che dopo tutto c’è una giustizia divina.

 Com’é oggi il morale della Dinamique Monsignor Kpodjro (DMK), il cartello di associazioni di difesa dei diritti umani, della società civile e di partiti dell’opposizione che porta il suo nome? Continua il suo lavoro sul terreno?

 La DMK è più decisa e attiva che mai, moltiplicando le iniziative soprattutto sul terreno diplomatico. Certo ci sono delusioni e perfino dissensi, il che è del resto normale per una lotta di lungo corso, ma noi crediamo nella vittoria che è molto vicina. Ci vogliono occhi di fede per crederlo e intravederlo. In questo affermo ancora una volta che il mio Dio non mi tradirà. Non sarò mai deluso perché in Lui ho riposto tutta la mia fiducia. 

 La sua battaglia per un paese libero ha trovato sostegno all’esterno o si aspettava più appoggio dalla comunità internazionale?

 Ma no! Mi sono rifugiato qui (una località in Europa, ndr) per continuare la lotta. Naturalmente sono alla ricerca di persone animate di buon senso e con fede in Dio perché resto convinto che non tutti hanno perso la bussola. Ecco perché sono stato a Bruxelles, con la fatica di viaggiare alla mia età, per depositare la mia versione dei fatti e trovare orecchie attente alla mia causa.

A volte sembra che tutti gli sforzi siano inutili e il rischio della lotta è quello di svanire nello scoraggiamento. Come vivono questo rischio le persone nel paese?

 Con rassegnazione ma anche con molta fede per coloro che credono in Dio e che pregano tutti i giorni perché Dio stesso intervenga in favore dei poveri, dei deboli, degli scartati e dei senza voce. Perché come sai è là dove l’uomo sembra limitato che Dio agisce in tutta la sua potenza. Ricevo molti messaggi di fedeli laici e di preti che dicono di pregare e accompagnarli con tutte le nostre forze; a volte la fede soltanto non è sufficiente. Perché, come dice Giacomo, una fede senza opere è una fede morta (Gc 2, 17). E’ per questo che ci sono dei pazzi come me che, a disprezzo della propria vita, sfidano le minacce di morte e continuano a battersi sul terreno. Voglio qui ricordare il coraggio e la determinazione dei giovani della DMK che sono attivi nella diaspora in diverse parti del mondo. Mi congratulo con loro, li incoraggio e dò loro la mia paterna benedizione perché possano andare avanti con passione per vincere e trionfare nella gloria. Come dice l’apostolo San Paolo: “Se Dio è con noi chi sarà contro di noi?” (Rm 8,31).

Ho la ferma convinzione, caro padre e figlio nel sacerdozio, che Dio è dalla nostra parte.

Come reagisce la Chiesa a questa gravissima situazione di mancanza di democrazia?

 A questo proposito preferisco tacere e rimettermi al Signore perché ognuno di noi sarà giudicato dai fatti. Ma lasciatemi almeno dire che è semplicemente triste e scoraggiante constatare che dei pastori incaricati di proteggere il gregge del Signore cospirano con i lupi e con i rapaci feroci per decimare il gregge di Dio dimenticando che un giorno il Signore chiederà loro conto. E quando abbiamo scelto di navigare controcorrente sapevamo bene a cosa saremmo andati incontro. I nostri avversari vogliono solo manipolarci e prenderci in ostaggio e quando reagiamo dicono che siamo vittime consenzienti, che vergogna! Che vergogna! Vorrei dire loro di fermare la loro deriva morale e spirituale, fermandosi dal trascinare la loro stessa famiglia biologica su questa strada senza uscita. Le pecore conoscono il loro vero pastore. Le mie sanno che non mi lascio manipolare da nessuno. Che gioisco interamente delle mie libertà, morali, psicologiche, intellettuali. Io, Kpodjro, ho deciso di intraprendere la via del Signore e dare la vita per salvare il popolo che soffre in Togo e come dice un uomo politico togolese: “E’ considerato folle essere saggi là dove l’ignoranza trionfa”. Io Philippe Fanoko, nome che vuol dire “dimmi solamente”, ho scelto questa pazzia, agli occhi della gente, piuttosto che la felicità nella pura ignoranza. Che Dio li perdoni! Ho deciso di essere folle perché la nostra gente è oggetto di arresti tutti i giorni. Nel momento in cui mi preparavo a rispondere alle tue domande ho appreso con costernazione che uno dei nostri militanti, Paul Missiagbeton, è appena stato arrestato; ma prima di lui sono tanti quelli che marciscono nelle prigioni, tra gli altri il profeta Isaie Djimon Oré, un caro amico e ex ministro condannato a due anni di prigione per aver definito l’élite al potere un “regime barbaro” e un “oligarchia clanico militare”, i militanti del PNP (partito nazionale panafricano), dell’ANC (alleanza nazionale per il cambiamento), e altri militanti anonimi traditi dai loro leader che vanno a sedersi a tavola con i vampiri, riempiendosi la pancia a due mani…che Dio venga in soccorso di questi poveri militanti arrestati!

Alcuni oppositori sono ancora in prigione e altri continuano a raggiungerli. Come sta combattendo la società civile questa lotta così ardua?

Stavo proprio facendo allusione a quello. Che vergogna i leader che si lasciano guidare dalla menzogna per sotterrare il contenzioso elettorale del 22 febbraio 2020 che ha dato la vittoria legittimamente e indiscutibilmente al dottor Agbeyomé Kodjo che dovrebbe essere alla testa della Repubblica. La società civile si batte e fa del suo meglio ma è indebolita da una classe politica vergognosa che fa di tutto per metterle i bastoni tra le ruote. E’ difficile vincere una lotta di tali dimensioni in questo paese. Ma è con la fede che mi impegno fino in fondo.