Il presidente tunisino Kais Saied ha deciso di prorogare “fino a nuovo avviso” il congelamento del parlamento, le cui attività sono state sospese il 25 luglio. Sospensione che gli ha permesso di acquisire tutti i poteri.

Saied «ha emanato un decreto presidenziale estendendo le misure eccezionali concernenti il congelamento delle attività del parlamento nonché la revoca dell’immunità di tutti i deputati e questo, fino a nuovo avviso», ha scritto la presidenza in un breve comunicato stampa sulla sua pagina Facebook.

Il congelamento del parlamento era originariamente previsto per 30 giorni. «Il presidente si rivolgerà al popolo tunisino nei prossimi giorni», ha aggiunto la presidenza, senza ulteriori dettagli.

Il 25 luglio, Saied aveva invocato la Costituzione per concedersi pieni poteri, aveva destituito il capo del governo Hichem Mechichi e sospeso il parlamento per 30 giorni. Una decisione denunciata come “golpe” da giuristi e oppositori di Saied, in particolare dal partito di ispirazione islamista Ennahdha. Il quale ieri sera ha visto il suo direttivo sciogliersi per volontà di Rached Ghanouchi, suo leader nonché presidente dell’Assemblea dei rappresentanti dove Ennahdha ha attualmente la maggioranza. Il partito sarà retto, in questa fase emergenziale, da un comitato di gestione.

Attentato?

Una decisione, quella assunta da Saied, che giunge dopo che erano circolate voci su un possibile attentato nei suoi confronti. Il sospetto è nato dopo le parole del principale interessato venerdì 20 agosto: «Ho paura solo di Dio onnipotente. Considerano l’omicidio e lo spargimento di sangue, ma se muoio oggi o domani, morirò da martire».

Chi ha ipotizzato un possibile attentato di matrice islamista è stato subito stoppato dalle dichiarazioni Ennahdha, che ha assicurato al presidente il suo sostegno chiedendo l’apertura di un’indagine per far luce su queste presunte minacce.

Contemporaneamente, un quotidiano tunisino, Al Chourouk, ha riferito di un tentativo di omicidio che sarebbe stato smantellato dai servizi di sicurezza tunisini. In questa fase, la presidenza non ha né smentito né confermato l’informazione.

Colpo di stato?

Resta il dato politico: quello di Saied è un colpo di stato?
Arresti, divieti di viaggio e ordinanze domiciliari contro magistrati, deputati e uomini d’affari. La “purga” anti-corruzione avviata dal presidente ha sollevato preoccupazioni e timori per un calo delle libertà in Tunisia.

Il fatto che abbia rinnovato il provvedimento senza dire con certezza quale sarà il nuovo governo né la road map, richiesta da diversi partiti politici e organizzazioni della società civile significa che Saied ha deciso di sospendere le regole democratiche.

Scelta che non può non preoccupare la comunità internazionale.
Diversi politici, uomini d’affari, magistrati o deputati – la cui immunità è stata revocata dal presidente – affermano di essere stati interdetti a viaggiare dall’aeroporto di Tunisi, o addirittura di essere stati posti agli arresti domiciliari senza preavviso.

«La libertà di movimento è un diritto costituzionale che mi impegno a garantire», ha affermato la settimana scorsa Saied. «Ma alcune persone dovranno rispondere alla giustizia prima di poter viaggiare».

E a chi lo accusa di violare la Costituzione, il presidente ripete regolarmente di agire rigorosamente “nel quadro della legge” e della Costituzione adottata nel 2014.

I tunisini sono con lui

Il fatto è che i sondaggi indicano che molti tunisini sono con lui. In tanti hanno accolto con entusiasmo le sue misure, esasperati dalla loro classe politica, per cui si aspettano un’azione forte contro la corruzione e l’impunità in un paese dove la situazione sociale, economica e sanitaria è molto difficile.

Ma oppositori, partiti, magistrati e avvocati che temono una “deriva autoritaria” esortano il presidente a presentare la sua strategia.

In un comunicato stampa, 45 magistrati hanno denunciato in particolare «lo spaventoso attacco gratuito e senza precedenti alla libertà di movimento e di viaggio» che ha preso di mira alcuni loro colleghi, «in assenza di qualsiasi procedimento legale».

Secondo l’Ong tunisina I-Watch, 14 deputati sono perseguiti o sono stati recentemente condannati per vari reati legati a frode fiscale, sospetto di corruzione, conflitto di interessi o addirittura molestie sessuali.

Venerdì scorso, ad esempio, è stato l’ex capo dell’Autorità nazionale anticorruzione, Chawki Tabib, a dichiarare di essere agli arresti domiciliari. Ex presidente dell’Ordine degli avvocati, ha denunciato su Facebook «una flagrante violazione dei suoi “diritti garantiti dalla (…) legge».

Anche i media sono nel mirino. All’indomani del provvedimento di Saied, gli agenti di polizia hanno chiuso, senza spiegazioni, l’ufficio del canale qatariota Al-Jazeera a Tunisi, considerato vicino a Ennahdha.

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