Licenziato il ministro dell’Interno
Non si placa la protesta in Tunisia. È incerto il bilancio delle vittime, che si aggira tra i 23 e i 50 morti. La polizia spara sui manifestanti. Proteste, oggi, anche a Tunisi. Il presidente Ben Ali tenta di calmare gli animi, sostituendo il ministro dell’Interno e annunciando la liberazione di gran parte degli arrestati.

Maghreb, rabbia giovane

Dilaga la protesta in Tunisia, dove il presidente Zine El Abedine Ben Ali tenta, invano, di sedare gli animi, attraverso alcuni rimpasti di governo. Il primo ministro Mohamed Ghannouchi ha annunciato oggi la destituzione del ministro dell’Interno Belhaj Kacem, accusato di essere responsabile di un uso eccessivo della forza da parte della polizia. Sempre oggi, centinaia di manifestanti si sono riversati nel centro della capitale, scontrandosi, nel pomeriggio, con le forze dell’ordine.

Tre persone sono rimaste uccise nelle regioni meridionali, mentre ancora non è stato reso noto il bilancio delle vittime a Tunisi. Secondo testimoni locali, due civili sono stati uccisi dai proiettili sparati dalla polizia a Douz, 550 km a sud della capitale, un manifestante è morto, invece, a Thala, nel centro-ovest del paese. A Sfax, cinque persone sono rimaste ferite nel corso di una manifestazione, dopo che il sindacato ha proclamato lo sciopero generale.

Non è bastato, dunque, l’annuncio della liberazione di tutti coloro che sono stati arrestati durante le rivolte, ad esclusione di chi si è reso colpevole di vandalismo, né la promessa, da parte del governo, di creare una commissione speciale incaricata di investigare sulla corruzione. Gli scontri sono proseguiti per tutta la giornata di ieri, costringendo il nuovo ministro dell’Interno, Ahmed Friaâ, a indire un coprifuoco notturno nella capitale, dalle 20 alle 6. L’esercito è stato dispiegato a Tunisi, mentre i partiti di opposizione tornano a chiedere riforme democratiche dopo oltre 23 anni di governo di Ben Ali.

Ad accendere la miccia del malcontento sono stati i prezzi, in crescita, dei beni di prima necessità, la disoccupazione giovanile e la crisi economica nel paese. Dai giovani e gli studenti, presto la protesta si è allargata al resto della popolazione, coinvolgendo i sindacati. Scioperi generali sono stati proclamati in diverse città della Tunisia. Secondo un bilancio ufficiale, dal 17 dicembre scorso, sono 23 le persone che hanno perso la vita, mentre sarebbero 50 i morti, secondo le stime dei sindacati.

Navy Pillay, Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, ha chiesto al governo tunisino inchieste “credibili e indipendenti” sulle violenze, in seguito alle accuse presentate riguardo all’uso eccessivo della forza da parte della polizia. Il capo della diplomazia dell’Unione Europea, Catherine Ashton, ha duramente condannato l’operato delle forze di sicurezza tunisine. A Marsiglia, nel sud della Francia, centinaia di persone hanno manifestato in segno di solidarietà al grido “Ben Ali, assassino!”.

(In audio l’intervista di Ismail Ali Farah a Laura De Santi, corrispondente dell’Ansa, ad Algeri)