La svolta
Dopo la fuga del presidente Ben Ali, oggi pomeriggio si è costituito un governo di transizione, affidato al premier Ghannouchi, che comprende l’opposizione e che è chiamato a condurre il paese al voto nell’arco di due mesi.

Solo nell’ottobre del 2009, il presidente tunisino El-Abidine Ben Ali, 73 anni, in sella con un colpo di mano dal 1987 e gestore di un potere autoritario e di una democrazia di facciata, era stato rieletto per la quinta volta consecutiva con il 89% dei voti e il suo partito – il Raggruppamento costituzionale democratico – si era aggiudicato la maggioranza dei seggi alla camera.

 

Oggi, a poco più di un anno di distanza, tutto questo sembra essersi dissolto. Dopo le rivolte popolari innescate il 17 dicembre da un giovane che si è dato fuoco a Sidi Bouzid e che hanno attraversato il paese (oltre alla democrazia, manca lavoro, i giovani non hanno prospettive), venerdì scorso il presidente ha abbandonato il campo e si è rifugiato in Arabia Saudita. Tutto d’un tratto la sua proverbiale capacità di azzerare le opposizioni, anche attraverso un ferreo controllo dei mass media, è evaporata.

 

In queste ore, nonostante sia in vigore il coprifuoco e le manifestazioni di piazza siano vietate (milizie armate, fedeli a Ben Ali, sono ancora fuori controllo), si sono riversate nelle strade della capitale un centinaio di persone che richiedono l’esclusione dalla compagine governativa di esponenti dell’Rcr.

Oggi pomeriggio è stato formato un governo transitorio di unità nazionale, affidato al premier Mohamed Ghannouchi, che entro due mesi, come vuole la Costituzione, dovrebbe portare il paese a elezioni presidenziali e politiche. Un voto che deve avere i caratteri della libertà e della trasparenza, e che possa essere controllato da un comitato indipendente e da osservatori internazionali. Oltre al premier, sono confermati nella compagine governativa i ministri della Difesa, degli Esteri e dell’Interno.

 

 

Nel frattempo ha preannunciato la propria candidatura alle presidenziali una delle personalità più eminenti dell’opposizione tunisina, Moncef Marzouki, leader storico della sinistra laica. Fondatore del Cpr, il Congresso per la repubblica, Marzouki aveva tentato di concorrere per la presidenza già nel 1994; poco dopo fu tuttavia fatto arrestare e privato del passaporto per ordine di Ben Ali.

 

Sia l’Unione europea sia gli Usa si sono detti disponibili a fornire il loro aiuto. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon si è espresso oggi per un rapido ristabilimento dell’ordine.

Da sottolineare che la Tunisia ha importanti scambi economici con l’Europa e che nel 2014 è prevista la convertibilità dinaro-euro.