Rd Congo: non si arrestano i massacri nella provincia del Nord Kivu (Credit: radioinblu.it)

Al Presidente e a tutti i membri del Senato della Repubblica italiana

All’occasione della commemorazione dei 60 anni di indipendenza (30 giugno 1960 – 30 giugno 2020) della sovranità nazionale della Repubblica democratica del Congo, ora sotto attacco;

data l’insicurezza e l’instabilità che regnano nel paese già da diversi anni, soprattutto nell’est della Repubblica (23 anni) a causa dei numerosi gruppi armati e dell’aggressione degli eserciti stranieri di Rwanda, Burundi e ribelli ugandesi, tutti, come la Repubblica democratica del Congo, membri della Cpgl (Comunità dei paesi dei Grandi Laghi);

data la famigerata incapacità della Repubblica democratica del Congo di decollare e svilupparsi, nonostante la sua popolazione giovane e creativa e le sue numerose ricchezze del suolo e del sottosuolo, a causa della corruzione su larga scala, della predazione economica e dell’appropriazione indebita dei beni pubblici, diventata una pratica comune e impunita al punto da ergersi a vera e propria sottocultura;

data l’assenza dello Stato che ha provocato l’infiltrazione nelle istituzioni pubbliche, nelle forze di sicurezza, nella polizia e nell’esercito nazionale da parte di persone straniere senza scrupoli che hanno preso in ostaggio il popolo congolese, colpito e abbandonato alla sua triste sorte, e che, fingendosi congolesi, saccheggiano, violentano in modo massivo donne e bambini, massacrano gli autoctoni impunemente senza la minima preoccupazione;

considerando gli atroci crimini di genocidio denunciati nel Rapporto Mapping pubblicato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani il 1 ottobre 2010, le cui raccomandazioni e sanzioni non sono mai state applicate, (il rapporto coinvolge Rwanda e Uganda nella loro invasione e occupazione del territorio congolese e ha fortemente raccomandato l’adozione di una legge nel parlamento congolese al fine di istituire un tribunale per processare questi numerosi crimini di genocidio, guerra e crimini contro l’umanità secondo lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale ratificato dalla Repubblica Democratica del Congo) il popolo congolese assiste impotente all’ascesa al potere, all’interno dei suoi organi politici e militari, dei criminali di ieri che sono diventati i nuovi padroni della Repubblica, coinvolti liberamente e impunemente in nuovi crimini.

In effetti:

“Per quanto riguarda la repressione e la prevenzione dei crimini internazionali, la Repubblica democratica del Congo si è impegnata, ratificando lo Statuto di Roma, a perseguire gli autori dei crimini stabiliti nello Statuto e a fornire nella sua legislazione nazionale tutte le forme di cooperazione con la Corte penale internazionale. Una legge di attuazione dello statuto di Roma dovrebbe modificare e integrare alcune disposizioni del codice penale, del codice di organizzazione e giurisdizione giudiziaria, del codice penale militare e del codice giudiziario militare, ai sensi dello statuto del Tribunale penale internazionale. L’adozione del disegno di legge è di fondamentale importanza per i seguenti motivi:

  • Le definizioni complete di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio dello Statuto di Roma saranno introdotte nella legislazione nazionale.
  • Comprende diversi principi generali, finora soggetti alla seguente dottrina: il carattere individuale della responsabilità penale, la legalità dei reati e delle sanzioni, il carattere dell’interpretazione rigorosa del diritto penale, l’applicazione della legge più favorevole al convenuto in caso di conflitto tra leggi, non retroattività della legge penale, principio non bis in idem e motivi di esenzione dalla responsabilità … “

Le raccomandazioni del Rapporto Mapping, che denuncia gravi violazioni dei diritti umani nella Repubblica democratica del Congo, non sono ancora state attuate. Questo rapporto riguarda i crimini commessi tra il 1993 e il 2003, ma che purtroppo non si sono mai fermati, causando più di sei milioni di morti (più di sette volte il genocidio in Rwanda del 1994) sotto il sorprendente silenzio delle Nazioni Unite e degli altri organismi internazionali. Il rapporto raccomanda in particolare che il governo congolese istituisca tribunali misti composti da giudici congolesi e stranieri, al fine di punire i crimini internazionali.

Inoltre, il genocidio denunciato dal Rapporto Mapping e il saccheggio delle risorse della Repubblica democratica del Congo, in violazione della sua sovranità ha raggiunto l’apice con il chiaro piano di balcanizzazione della Repubblica democratica del Congo, come recentemente denunciato dal Cardinale Fridolin Ambongo nel suo messaggio del 28.12.2019, durante la sua visita nella Provincia del Nord Kivu e in particolare a Butembo. Le stesse parole sono state ribadite dal Vescovo di Bunia, Mons. Dieudonné Uringi, nel suo sermone del giorno di Pentecoste, il 05.31.2020, affermando chiaramente di aver visto in Germania una mappa della balcanizzazione del Congo in quattro paesi.

È per questo motivo che ci troviamo di fronte a un genocidio a più ampio raggio e al progetto di balcanizzazione del Congo, nonostante la presenza dei caschi blu della Monusco (Missione di peacekeeping dell’Onu per la stabilizzazione della Rd Congo) pesantemente armati per difendere i civili, ma molte volte accusati di collaborare proprio con i nemici della popolazione civile ferita e abbandonata al suo triste destino anche dal governo congolese, complice di questi misfatti, e dal silenzio assoluto della comunità internazionale.

Per queste ragioni chiediamo al Parlamento italiano, testimone oculare e firmatario dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale, quanto segue:

  1. Consentire a una delegazione congolese di rivolgersi al Parlamento italiano sulle reali questioni dell’insicurezza nella Repubblica democratica del Congo

2. Essere la voce dei senza voce e sostenere la causa congolese in seno al Parlamento europeo per applicare il Rapporto Mapping sulle gravi violazioni dei diritti umani e dei diritti internazionali nella Repubblica democratica del Congo.

3. Chiedere alle Nazioni Unite di applicare il mandato della Monusco per un vero mantenimento della pace nella Repubblica democratica del Congo, chiedendo chiaramente a Rwanda e Uganda di ritirare i loro eserciti che continuano a violare la sovranità del Paese fino ad oggi e applicare le raccomandazioni del Rapporto Mapping.