Spoglio record alle elezioni
Zine El Abidine Ben Ali, si assicura il potere per un quinto mandato consecutivo di 5 anni. Mentre l’Unione Africana parla di elezioni «libere e trasparenti», l’opposizione denuncia le irregolarità commesse dal governo durante la campagna elettorale.

Con uno spoglio lampo, il Ministero dell’Interno ha annunciato già oggi la vittoria del presidente uscente, Zine El Abidine Ben Ali, alle elezioni che si sono tenute ieri, 25 ottobre, in Tunisia. Al potere da 22 anni, Ben Ali è stato rieletto, senza grandi sorprese per un ulteriore mandato di cinque anni. Unica novità, se così si può definire: in questa tornata elettorale il presidente avrebbe ottenuto l’89,62% dei voti, scendendo nel consenso, per la prima volta, al di sotto del 90% delle preferenze.

Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, l’89,4% degli oltre 5 milioni di elettori, si sono recati alle urne. Tra gli altri candidati, Mohamed Bouchiha, del Partito di Unità Popolare, e Ahmed Inoubli, dell’Unione Democratica Unionista, hanno ottenuto rispettivamente 5,01% e il 3,80% dei voti. Ahmed Brahim e il suo partito, Ettajdid (Rinnovamento), considerato l’unica opposizione reale al regime, ha raggiunto appena l’1,57% dei voti.

Brahim aveva accusato il governo di ostacolare la propria campagna elettorale, denunciando il sequestro di materiale elettorale, oltre a numerosi atti di censura diretti nei confronti di alcuni uomini del suo partito. Alle accuse di irregolarità durante la campagna elettorale, si era unito anche Mustapha Ben Jaafar, presidente del Forum democratico per il lavoro e libertà, partito escluso dalla corsa presidenziale. La legge varata dal presidente, prevedeva infatti che potessero partecipare alle elezioni, solo leader designati dai propri partiti almeno due anni prima la data del voto.

Le elezioni si sono svolte, invece, in modo «libero e trasparente» secondo Benjamin Boungolous, capo della delegazione di osservatori dell’Unione Africana.
Ben Ali ha incentrato la propria campagna elettorale sui temi del lavoro, promettendo di ridurre la disoccupazione (14%) e di aumentare, nonostante la crisi globale, del 40% il reddito medio pro capite entro il 2014. Nel suo programma si è inoltre impegnato a promuovere la libertà e la stampa che il suo regime è accusato di minare.

Che il paese abbia alcune difficoltà a garantire media indipendenti, lo dice anche Reporters sans Frontieres, che colloca la Tunisia al 154° posto su 175, nella sua annuale classifica sulla libertà di stampa. Pochi mesi prima della campagna elettorale, il sindacato dei giornalisti tunisino ha eletto, infatti, alla presidenza, proprio un membro del partito di Ben Ali.
Il presidente tunisino è giunto alla guida del paese nel 1987, grazie ad un colpo di stato, favorito dalle precarie condizioni di salute del suo predecessore.

Dopo aver vinto le elezioni per quattro volte consecutive, ha eliminato ogni limite al numero di mandati lo scorso 2002 con un emendamento alla costituzione, che ha orientato le istituzioni in senso fortemente presidenzialista.
Salvo nuove modifiche costituzionali, questo, potrebbe essere l’ultimo mandato presidenziale per Ben Ali, che, all’età di 73 anni, raggiungerà a 75 il limite costituzionale per potersi nuovamente presentare alle elezioni del 2014.