REPUBBLICA CENTRAFRICANA, VOCI DA DENTRO – DOSSIER DICEMBRE 2019

Nel centro di Bambari si smobilitano e si preparano alla “vita normale” sia bambini reclutati a forza dalle milizie sia quelli arruolati con il consenso dei genitori.

Tra i 6mila e 10mila bambini sono stati associati alle diverse parti in conflitto in Centrafrica. È la stima fatta dall’Unicef (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) nel 2014. I bambini e le bambine sono prelevati e “reclutati” perlopiù con la forza e utilizzati come combattenti, porta messaggi, spie, cuochi, schiavi sessuali. Da rilevare che le funzioni delle femmine sono le stesse di quelle dei maschi.

In alcuni casi, quando il conflitto centrafricano ha cominciato ad avere un carattere identitario, sono stati gli stessi genitori ad accettare, per difendere la comunità, che i loro figli andassero con i gruppi armati. Per questi ultimi, avere dei bambini significa disporre di soldati malleabili, facili da sottomettere e meglio controllabili.

Si può immaginare come sia complessa ogni azione che abbia l’obiettivo di disarmare, smobilitare e reintegrare (dsr) questi bambini per restituirli alle loro famiglie. Nel centro di smobilitazione Bambari, città centrorientale del paese, abbiamo compreso da tempo che da sola la dsr non è in grado di prevenire altri conflitti e ristabilire una stabilità sociale, se non è accompagnata da riforme politiche ed economiche.

Andiamo un po’ più a fondo. Il disarmo consiste nel raccogliere, registrare, controllare ed eliminare le armi leggere e pesanti, le munizioni, gli esplosivi…

Serge-Hubert Bangui è sacerdote centrafricano, esperto in azione umanitaria.