Giufà – febbraio 2015
Gad Lerner

L’attacco jihadista esteso nel cuore dell’Europa, a Parigi – per quanto possa essere forse opera di “lupi solitari” o, comunque, resti marginale rispetto all’epicentro di un conflitto che è finalizzato essenzialmente al predominio nelle regioni islamiche – ci ha sbattuto in faccia la dimensione mondiale di questa guerra.

Più ancora: questa azione terroristica delinea una mostruosa semplificazione e marca una linea divisoria che provoca una lacerazione interiore dentro a ciascuno di noi.

Mi riferisco proprio alla dimensione religiosa chiamata in causa da chi ha voluto sacrificare la propria vita pur di esprimere tutto il suo odio nei confronti della società che lo ha generato e plasmato.

Chi ha ucciso e si è fatto uccidere in nome di Dio, pur nella grossolanità delle sue improvvisate argomentazioni, ha voluto alludere a una contrapposizione inconciliabile fra monoteismo e paganesimo. Chi scrive è ebreo. Tutta la mia complicata relazione col trascendente è imperniata sulla misteriosa relazione tra la mia umana finitezza e un Essere ultraterreno che la sovrasta. Riconosco, dunque, nel mondo contemporaneo, la diffusione sistematica di sempre nuove forme di idolatria, l’adorazione delle cose materiali, il bisogno parossistico di consumo come fonte di piacere. Nell’esperienza di ciascuno di noi vive la contraddizione fra la ricerca di appagamento immediato e la sfera misteriosa dell’esistenza; perfino fra il qui/ora e l’aldilà.

I fanatici riducono brutalmente questo umano travaglio a una scelta di sottomissione totale al Divino che giunge fino a preferire la morte alla vita, perché nella morte s’incontrerebbe la loro Verità, mentre la nostra vita sarebbe interamente falsata, corrotta, empia.

Esito a scriverlo, ma la furia che ispira i jihadisti disposti a morire pur di far esplodere il nostro sistema di vita, in un certo senso destabilizza la mia fede monoteista. Sono ben consapevole non solo delle iniquità, ma anche del politeismo implicito nelle relazioni mercificate del nostro sistema di vita. Ma di fronte a un’accezione mortifera del monoteismo, di fronte alla pretesa blasfema di farsi braccio armato di un Dio vendicatore, io preferisco riconoscermi nelle umane debolezze di un sistema generatore di idolatria.

I terroristi islamici lanciano una sfida alle religioni monoteiste, non solo con la loro sistematica profanazione dei sentimenti dell’amore per il prossimo, ma anche con la loro ottusa devozione. Solo che questa ottusa devozione non può essere minimizzata, altrimenti non ci spiegheremmo perché conosca un incremento così impressionante il numero di coloro che sono disposti a suicidarsi in nome della fede. Essi rappresentano una reazione isterica, perfino narcisistica, alla mercificazione della nostra vita quotidiana.

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La furia che ispira i jihadisti disposti a morire pur di far esplodere il nostro sistema di vita, in un certo senso destabilizza la mia fede. Ma la loro ottusa devozione non può essere minimizzata.

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