Niger: il viavai militare - Nigrizia
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Si infittisce il movimento di soldati di diverse nazionalità nel paese saheliano
Niger: il viavai militare
Fissata al 15 settembre la data di partenza per le truppe americane. Mentre si scopre che anche un gruppo paramilitare privato turco è presente in Niger, per proteggere le attività economiche di Ankara
21 Maggio 2024
Articolo di Redazione
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Scorcio di un paesaggio saheliano in Niger (immagine d'illustrazione)

È quantomeno vivace l’avvicendamento di uomini in uniforme in Niger di questi tempi. Domenica 19 maggio, un comunicato congiunto delle autorità nigerine e statunitensi ha fissato al 15 settembre la data per il ritiro delle forze armate americane. L’indomani, l’agenzia di stampa Afp ha riportato che, secondo l’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo, il Niger ha accolto in meno di un anno un migliaio di mercenari (perlopiù di nazionalità siriana) appartenenti alla compagnia paramilitare turca Sadat. Perché? E in che contesto? Vediamo un gruppo militare alla volta. 

L’annuncio riguardo le truppe a stelle e strisce avviene dopo lo ‘’sfratto’’ arrivato a metà marzo dalla giunta militare del Niger. Il paese saheliano è in piena ridefinizione (leggi diversificazione) delle sue alleanze internazionali, seguendo il trend del momento nell’Africa occidentale francofona: allontanarsi dai francesi, avvicinarsi ai russi e, in generale, aprirsi al miglior offerente. 

Il processo di rotazione di truppe sta avvenendo così in fretta da non lasciare neanche il tempo di far uscire un gruppo, prima di far entrare il nuovo arrivato.  E così dal mese scorso, soldati russi e americani sono entrambi presenti sul territorio. Cosa che decisamente non accade spesso. 
Ad ogni modo, la cooperazione militare sembra stia finendo senza troppa acrimonia tra Niamey e Washington. Nonostante per gli americani implichi lasciare alle spalle una base di droni da 100 milioni di dollari, costruita vicino alla città nigerina di Agadez. Anche se ben più importante dei soldi spesi, a pesare è la perdita di un prezioso avamposto militare a livello regionale. 

Continuano invece le relazioni diplomatiche tra i due paesi. Nel comunicato di domenica scorsa si legge «il ritiro delle forze americane non intacca il prosieguo delle relazioni tra Stati Uniti e Niger in campo di sviluppo». Secondo il Ministero degli affari esteri nigerino, a breve si firmerà un accordo per progetti di cooperazione su tre anni, per un totale di 500 milioni di dollari. 

Tornando alla presenza turca: è la prima volta che si legge di Ankara attiva in Niger, seppur in forma indiretta, tramite un gruppo paramilitare privato. Sempre stando all’Osservatorio siriani dei diritti umani, la presenza dei mercenari di Sadat sarebbe finalizzata alla protezione delle attività economiche gestite da società turche. In particolare, si parla della messa in sicurezza di cantieri per la costruzione delle strade. E, soprattutto, di miniere nella regione di Tillabéry, nel sud-ovest del paese. 

L’emittente francese Rfi riporta anche delle indiscrezioni secondo cui la stessa Sadat dovrebbe prendere in carica il rafforzamento della sicurezza del palazzo presidenziale in un altro paese saheliano.

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