La classifica del Cnel
L’Emilia Romagna si conferma al primo posto della classifica annuale stilata nel VII rapporto del Cnel sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia. Parma è invece la provincia che offre le migliori opportunità combinate di inserimento sociale e occupazione. Maglia nera ad Abruzzo, Puglia e Sardegna.

Chi volesse stabilirsi in Italia, già lo si sapeva, avrebbe avuto più chance di ‘integrarsi’ in Emilia Romagna, in termini di lavoro e opportunità di inserimento sociale. Quest’anno, il VII rapporto del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia, lo conferma per il secondo anno consecutivo. Se poi, il migrante scegliesse Parma come città di residenza, le opportunità si moltiplicano. La classifica che il Cnel redige ogni anno, premia dunque l’Emilia Romagna sia a livello regionale, con il primo posto, che a livello provinciale con 3 province nelle prime dieci classificate e Parma al primo posto.

Seguono, subito dopo, Friuli Venezia Giulia (2°), Lombardia (3°), Lazio (4°) e Veneto (5°). Sono invece “sconsigliabili”: Abruzzo (18°), Puglia (19°) e Sardegna (20°), ultime tre nella classifica. Rimane in casa anche la “maglia nera” delle province con gli ultimi posti occupati da Foggia (101°), Nuoro (102°) e Oristano (103°).
Le classifiche sono, tuttavia, da considerare in rapporto al contesto sociale di riferimento. Si capovolge, infatti, la situazione quando si tratta di misurare il dato in rapporto alla popolazione italiana.

Quante chance ha l’immigrato di raggiungere gli standard dei propri concittadini italiani? Ecco che, considerata la domanda, gran parte delle regioni che occupano i primi posti nella classifica assoluta, perdono posizione in quella differenziale: l’Emilia Romagna scende in dodicesima posizione, il Friuli Venezia Giulia in settima, la Lombardia, invece al 13° posto.

Saranno dunque la Sicilia (1°), il Piemonte (2°), il Molise (3°) e la Sardegna (4°) ad offrire agli immigrati le chance maggiormente paritarie. Mentre a livello provinciale le prime tre, Parma, Reggio Emilia e Vicenza, crollano rispettivamente al 53°, 24° e 25° posto, lasciando il posto ad Enna (1°), Biella (2°) e Nuoro (3°).

Non manca, nel rapporto, un riferimento alla criminalità, cui il Cnel dedica un intero capitolo. «L’aumento degli immigrati non si traduce in un automatico aumento proporzionale delle denunce penali nei loro confronti» si legge nel rapporto, che smonta l’equazione immigrazione-criminalità, bollando come «pregiudizi» le affermazioni contrarie.

Secondo lo studio «il numero di denunce complessivo, riguardanti cioè italiani e stranieri insieme, è stato nel 2005 di 2.579.124, nel 2006 di 2.771.440, nel 2007 di 2.993.146 e nel 2008 di 2.694.811. Di queste, il numero di quante hanno riguardato cittadini stranieri è di 248.291 nel 2005, 275.482 nel 2006, 299.874 nel 2007 e 297.708 nel 2008». Tutto ciò a fronte di un incremento dei residenti stranieri, tra il 2005 e il 2008, del 45,7%.
Insieme al dato, bisogna, infine, tenere conto del fatto che la denuncia, di per sé, non implica, automaticamente la colpevolezza del denunciato.