Zimbabwe

Popolazione è allo stremo in Zimbabwe con circa 7 milioni di persone minacciate dalla fame, mentre l’economia crolla ulteriormente e la siccità peggiora.

Più di 18 mesi dopo il colpo di stato militare che ha rimosso Robert Mugabe dal potere, il nuovo governo sta lottando per superare l’eredità dei 30 anni di dominio repressivo e corrotto, e con le conseguenze della propria incapacità di intraprendere significative riforme politiche.

I dati ufficiali pubblicati la scorsa settimana mostrano che l’inflazione annuale è quasi raddoppiata, raggiungendo il 175% a giugno, fattore questo che ha aumentato la pressione su una popolazione già alle prese con carenze di generi alimentari, carburante e medicinali di base.

L’incremento dei prezzi ha ricordato a molti il crollo economico causato dalle politiche di Mugabe un decennio fa, quando l’iperinflazione svuotò il paese di generi alimentari di base lo portò ad abbandonare la sua moneta.
Il mese scorso, la banca centrale ha aumentato i tassi di interesse al 50% per proteggere la valuta locale – che il Fondo monetario internazionale sta monitorando – e il governo avava abolito l’uso di valute straniere.

La grave siccità sta causando ulteriori disagi e frequenti interruzioni di energia, dovute al calo dei livelli di acqua nelle dighe. Il governo ha ripetutamente aumentato il prezzo del carburante, nel tentativo di porre fine alle sovvenzioni e ora si prevede un aumento del prezzo dell’elettricità nelle prossime settimane.

In molti hanno venduto il bestiame o dei terreni, speso i propri risparmi, ritirato i figli dalla scuola, o hanno fatto ricorso all’accattonaggio, secondo un recente rapporto compilato congiuntamente dal governo dello Zimbabwe, dalle agenzie delle Nazioni Unite e dalle organizzazioni umanitarie. (The Guardian)