Zimbabwe

Diventa di giorno in giorno più drammatica la situazione per la popolazione dello Zimbabwe, paese che attraversa una profonda crisi economica e finanziaria alla quale il governo del presidente Emmerson Mnangagwa non sembra riuscire a porre rimedio.

A partire da domenica, il prezzo del carburante è aumentato del 26% e da venerdì scorso il costo dell’energia ha subito un rialzo del 306%. I prezzi di carburante ed energia aumentano da settimane, ma l’impennata di questa settimana è stata la più rilevante finora, ed è dovuta, prevalentemente, all’erosione della fragile moneta locale.

Dal 6 ottobre un litro di diesel costa 15,64 dollari zimbabwani, poco meno (14,97 dollari) per la benzina. Ma per i consumatori, riempire il serbatoio costerà più di un intero mese di stipendio, considerando che il lavoratore pubblico più pagato guadagna il corrispettivo di 1.030 dollari al mese.

A luglio, quando la crisi non si era ancora aggravata fino a questo punto, nel paese 7 milioni di persone erano già minacciate dalla fame. 

In questo clima i medici della capitale, al secondo mese di sciopero, sono intanto tornati a sfidare il governo che aveva imposto loro di riprendere il lavoro lunedì, chiedendo alle Nazioni Unite e alle imprese private di contribuire a finanziare il loro ritorno ai reparti.

I medici denunciano il crollo dei salari che in alcuni casi si sono ridotti a meno di 100 dollari al mese a causa dell’inflazione galoppante, arrivata nei giorni scorsi al 300%. Sostengono che la loro retribuzione abbia perso almeno il 1.500% del valore e, nell’ambito di un duro negoziato con il governo, hanno rifiutato la proposta di un aumento del 60%, chiedendo che le paghe siano ancorate al dollaro statunitense. (News 24)