Zimbabwe / Crisi economica

L’annuncio del rialzo del 150% del prezzo del carburante in Zimbabwe ha fatto esplodere ieri violente proteste nella capitale Harare e a Bulawayo, seconda città del paese, dove i manifestanti hanno barricato le strade bruciando pneumatici e la polizia ha sparato gas lacrimogeni per contenere i disordini.

Il governo ha parlato di un numero imprecisato di morti e fetiti. Almeno 26 persone sono state raggiunte da colpi di arma da fuoco, secondo le associazioni locali, riunite nello Human Rights Forum. 

Due giorni fa il presidente Emmerson Mnangagwa ha annunciato un massiccio aumento dei prezzi del carburante nel tentativo di contenere un tracollo monetario da tempo fuori controllo che alimenta la peggiore crisi economica che il paese abbia vissuto nell’ultimo decennio. Un paradosso per un paese ricco di diamanti (quinto produttore al mondo) e risorse naturali (oro, rame, litio, vanadio), dominato per decenni da un’élite rapace e corrotta che ha creato un debito estero di 10,97 miliardi di dollari. Gli aumenti sono parte di un piano di riforme per ottenere credito dal Fondo monetario internazionale.

La vita per la popolazione dello Zimbabwe – dove la disoccupazione supera l’80% – si è fatta sempre più difficile, con automobilisti che aspettano ore per fare il pieno dalle stazioni di rifornimento, presidiate spesso da soldati per evitare incidenti. Ad Harare la notizia dell’aumento del 150% dei prezzi del carburante ha fatto esplodere la rabbia nelle township di Epworth, Mabvuku e Mbare, tutte le roccaforti dell’opposizione, e il principale sindacato ha indetto uno sciopero di tre giorni a partire da oggi.
Da questa mattina è iniziato un secondo round di negoziati tra il governo e i sindacati dei servizi pubblici che chiedono di essere pagati in dollari americani e minacciano uno sciopero generale dal 22 gennaio.

Sempre questa mattina Mnangagwa è partito per un tour in cinque nazioni che inizia in Russia e si conclude al World Economic Forum di Davos, in Svizzera.

Lo Zimbabwe ha abbandonato la propria moneta nel 2009 dopo essere stato annientato dall’iperinflazione – che aveva toccato il 231.000.000% – adottando valute estere come il dollaro statunitense e il rand sudafricano. In seguito alla carenza di dollari, nel 2016 aveva emesso i “bond notes”, una nuova moneta equivalente al dollaro statunitense. A novembre l’inflazione ha raggiunto il 31%. Venerdì il ministro delle Finanze Mthuli Ncube ha annunciato l’introduzione di una nuova moneta nei prossimi 12 mesi per porre fine alla crisi di liquidità. (Reuters)