Per l'esercito del Mozambico Cabo Delgado è sicura «al 90%»
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Lo afferma il maggior-generale Tiago Alberto Nampele. Secondo il militare «Total può tornare a operare»
Per l’esercito del Mozambico Cabo Delgado è sicura «al 90%»
20 Dicembre 2023
Articolo di Redazione
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Secondo il generale maggiore delle forze armate del Mozambico Tiago Alberto Nampele, i miliziani che combattono da circa sei anni contro Maputo nella provincia di Cabo Delgado, la più settentrionale del paese, sono stati sconfitti in quasi tutto il territorio della regione. Le multinazionali dell’energia che lavorano negli enormi giacimenti di gas naturale dell’area, su tutti la francese Total, ferma dall’aprile 2021 a causa del deterioramento delle condizioni di sicurezza, possono quindi tornare a operare. 

Parlando con la stampa dalla città portuale di Mocimboa da Praia, il dirigente dell’esercito ha affermato che circa «il 90%» del territorio della regione è stato liberato dai miliziani. Questi ultimi si sarebbero ritirati in gruppi sparsi nella foresta di Catuba, nel nord-est del distretto costiero di Macomia. «Le forze sul campo in questo momento garantiscono pienamente il ritorno delle aziende, soprattutto di Total», ha aggiunto poi Nampele.

La multinazionale francese ha bloccato le sue attività a Cabo Delgado «per cause di forza maggiore» nell’aprile 2021, dopo che i ribelli hanno attaccato la città di Palma, situata nei pressi del sito di Afungi dove opera Total e all’epoca casa per la maggior parte dei lavoratori subappaltati dalla compagnia.

A settembre il presidente e amministratore delegato della società Patrick Pouyanné ha parlato di un «chiaro miglioramento» delle condizioni di sicurezza a Cabo Delgado e ha ipotizzato una possibile ripresa delle attività di Total nella regione entro la fine di quest’anno. Da quel momento però, non si sono verificati sviluppi ulteriori.

Total è capo fila di un progetto per lo sfruttamento del gas naturale dal valore stimato di 20 miliardi di dollari che si sviluppa nell’area 1 del bacino di Rovuma. Nell’area 4 dello stesso bacino è presente invece ENI, che non ha mai sospeso le sue operazioni e che ha iniziato a esportare gas naturale liquefatto nel novembre dell’anno scorso.

I gruppi armati attivi a Cabo Delgado sono ricondotti in genere a un gruppo di presunta ispirazione jihadista denominato Ahlu al-Sunnah Wal-Jamaah (ASWJ) e noto localmente come al-Shabaab, omonimo con l’organizzazione somala, con cui però non avrebbe legami. La milizia si è affiliata allo Stato Islamico nel 2019 ma i suoi effettivi legami con l’organizzazione jihadista non sono chiari a detta di diversi analisti.

Lo scenario presentato da Nampele è stato rilanciato anche dalla stampa rwandese, in modo particolare dal quotidiano filo governativo The New Times. Dal luglio 2021 migliaia di soldati e poliziotti rwandesi sostengono le forze armate mozambicane. Le unità di Kigali hanno giocato un ruolo decisivo nella controffensiva lanciata da Maputo, che in pochi mesi ha portato alla riconquista di alcuni importanti centri occupati dai ribelli, fra cui Mocimboa da Praia, prima città di un certo rilievo a passare sotto il controllo dei miliziani nell’agosto 2020.

Sempre dal 2021 è presente a Cabo Delgado una missione della Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (SADC), la Samim. Il contingente regionale ha già reso noto che ritirerà tutte le sue forze dalla provincia entro luglio 2024.

Le affermazioni del dirigente dell’esercito trovano conferma nelle parole del governatore di Cabo Delgado, Valige Tauabo, che non più tardi di domenica scorsa ha affermato che nella provincia da lui presieduta «c’è stabilità in termini di sicurezza» e «le persone si muovono liberamente senza alcuna condizione». La dirigente sanitaria provinciale Anastácia Lidimba aveva sottolineato nei giorni scorsi che «la maggior parte» delle strutture sanitarie della zona è tornata a funzionare normalmente.

MSF: «Prematuro parlare di stabilità»

Mentre il governo insiste sul ripristino della normalità, attori non governativi riferiscono di una situazione molto più complessa. Secondo quanto evidenziato una settimana fa da Francesca Zuccari, vice rappresentante di Medici senza frontiere (MSF) in Mozambico, «è prematuro parlare di stabilizzazione e di ritorno alla normalità a Cabo Delgado». Da settembre infatti, diversi attacchi «hanno portato allo sfollamento forzato di migliaia di persone nei distretti di Macomia, Mocímboa da Praia e Muidumbe» mentre «solo cinque dei 14 centri sanitari» dei primi due distretti sono operativi.

Anche l’osservatorio Cabo Ligado, una piattaforma sviluppata dall’Armed Conflict Location and Event Data Project (ACLED) in collaborazione con media locali, ha dato conto di diversi attacchi negli ultimi mesi, seppure di non grande entità. Secondo quanto riportato su questo portale, l’ultima incursione in ordine di tempo risale al 7 dicembre e ha fatto registrare cinque vittime, tutti militari.

Il bilancio complessivo del conflitto dal 2017 a oggi è di oltre 4.800 vittime fra civili e belligeranti. Le ostilità hanno costretto a fuggire dalle loro case circa un milione di persone. Circa 570mila vi hanno potuto fare ritorno.

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