La presenza e il ruolo dei contractors cinesi in Africa - Nigrizia
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Sempre crescenti gli interessi e le sfide del Regno di mezzo
La presenza e il ruolo dei contractors cinesi in Africa
Si parla poco delle compagnie militari private di Pechino nel continente. Sono almeno 9, anche se solo 3 sono attive “militarmente”. Operano in una ventina di paesi a difesa degli interessi del Celeste impero. Oltre un milione i cinesi che lavorano in Africa
10 Febbraio 2024
Articolo di Gianni Ballarini
Tempo di lettura 4 minuti

In modo silenzioso, ma pervasivo le compagnie militari private cinesi (Pmc nell’acronimo inglese) si stanno sempre più ramificando in Africa.

Essendo un fenomeno abbastanza nuovo e poco raccontato dallo stesso colosso asiatico, si parla poco della loro presenza. A differenza del Gruppo russo Wagner operativo in paesi come il Centrafrica o in quelli saheliani terremotati dai golpe. Conosciamo pure le malefatte della Legione straniera francese o le compagnie americane Academi (ex Blackwater), DynCorp e oggi della Bancroft Global Development. Solo per citare alcune sigle.

Ma lo strumento Pmc è sempre più utilizzato da Pechino per proteggere i propri investimenti e interessi in Africa.

Analisi approfondite sul tema si possono trovare sul sito del Carnegie endowment for international peace (un think tank americano che si definisce apartitico e specializzato in politica estera) o su Military.africa.

Chi proteggono

Al di là della presenza militare in senso stretto, in che modo la Cina si serve di queste strutture per rafforzare la sua sicurezza nel continente? L’Accademia cinese delle scienze sociali rileva che l’84% degli investimenti cinesi in Africa si realizza in paesi con livello di rischio medio e alto. Aumentano i problemi legati al terrorismo, all’instabilità politica e alla pirateria. Ed è in continua crescita la presenza nel continente di lavoratori, personale diplomatico, professionisti, imprenditori del Regno di mezzo.

Più di un milione di cinesi

Nel 2018 più di 200mila lavoratori cinesi si sono trasferiti in Africa in cerca di opportunità legate all’ambizioso progetto della Nuova via della seta , portando il numero di immigrati cinesi a superare il milione di persone. Nel 2017 erano oltre 10mila le aziende.

Il desiderio e gli obiettivi di Pechino di rafforzare la propria sicurezza nel continente sono assecondati con un impegno discreto di questi “contractors” per non apparire, la Cina, il nuovo sceriffo dell’Africa che offusca la sua immagine con accuse di neocolonialismo.

Le principali compagnie

Secondo l’Africa Center for Strategic Studies sarebbero almeno nove le società di sicurezza del Celeste impero impegnate nell’Africa subsahariana. Tra le più note: DeWe Security Service, Huaxin Zhongan e Shanghai Zhongwei.

Queste tre società sono autorizzate a portare e utilizzare armi all’estero avendo ottenuto la licenza dal ministero del commercio cinese. Una precisazione indispensabile, perché queste tre società rappresentano l’eccezione. Ai dipendenti della maggior parte delle società di sicurezza, infatti, è vietato portare armi sia a livello nazionale sia all’estero. Molte di loro, così, sono costrette a collaborare con aziende locali o forze di sicurezza alle quali forniscono compensi aggiuntivi, formazione, tecnologia, intelligenza e attrezzature.

I paesi dove operano

L’accesso alle armi e l’autorizzazione all’uso della forza concessi alle tre compagnie sopra citate rendono i loro servizi molto ricercati nel Golfo di Guinea e nello stretto di Aden, dove il rischio di attacchi pirata alle flotte mercantili è alto, soprattutto in queste settimane.

Sono comunque una ventina i paesi in cui operano le Pmc cinesi: da Gibuti all’Etiopia; dal Kenya alla Nigeria; dal Sudafrica al Mozambico; dalla Somalia allo Zambia; dal Sudan al Sud Sudan; dall’Rd Congo all’Uganda; dall’Algeria all’Angola, dalla Tanzania al Magascar alle Isole Comore.

Dati da confermare

I contractors operativi sono qualche migliaio. Ma non ci sono numeri esatti per la nota discrezione e riservatezza di Pechino nel fornire informazioni puntuali. E queste società di sicurezza cercano di non pubblicizzare le loro attività e di nascondere la maggior parte delle informazioni su sé stesse per evitare la fuga di informazioni governative.

I loro principali clienti sono agenzie governative, imprese statali, compagnie di trasporti, di logistica, società legate al petrolio e al gas.

Per alcuni critici la Cina, investendo in queste compagnie, starebbe violando il suo principio di non interferenza negli affari interni degli altri paesi. Altri affermano che potrebbe rappresentare una minaccia per la sovranità e la stabilità dei paesi africani in cui operano le Pmc.

Di certo, la loro aumentata presenza nel continente riflette i sempre crescenti interessi e le sfide del Regno di mezzo in Africa.

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