Presente e futuro di Wagner in Africa - Nigrizia
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Prendere subito possesso degli affari del gruppo paramilitare nel continente non sarà semplice per Mosca
Presente e futuro di Wagner in Africa
Dopo la scomparsa del capo della compagnia militare Prigozhin si aprono nuovi interrogativi sui vari fronti aperti nel continente: dalla Repubblica Centrafricana alla Libia, passando per il Mali, il Sudan fino al Niger. Cosa accadrà adesso?
25 Agosto 2023
Articolo di Rocco Bellantone
Tempo di lettura 7 minuti
Miliziano del Gruppo Wagner in Repubblica Centrafricana

Secondo le stime più recenti sarebbero circa 4mila i mercenari a libro paga di Wagner operativi in Africa.

La notizia della morte del capo dell’agenzia di sicurezza russa Evgeny Prigozhin, tra i passeggeri di un jet privato abbattuto il 23 agosto a nord di Mosca, riapre adesso una serie di interrogativi sul futuro di questi miliziani che da anni sono impegnati in prima linea nella strategia di penetrazione del continente africano condotta dal Cremlino.

Domande che, in realtà, erano già iniziate a circolare dallo scorso 24 giugno, il giorno dell’improvvisa marcia dei mercenari verso Mosca, conclusasi poi in poche ore a 200 chilometri dalla capitale.

Repubblica Centrafricana

Il paese che al momento registra la maggior presenza di contractor di Wagner è la Repubblica Centrafricana.

Qui la compagnia militare privata è intervenuta nel 2018 a sostegno del presidente Faustin-Archange Touadéra, salvato dai mercenari da un tentativo di ribellione nel 2020.

In Repubblica Centrafricana sarebbero almeno 1.500 i mercenari stanziati da Wagner.

Mosca, che negli ultimi anni ha rifornito il governo centrafricano non solo di soldati e addestratori ma anche di armi leggere, ha di fatto campo libero nel paese dopo che, nel dicembre del 2022, la Francia è definitivamente uscita di scena ritirando le sue ultime truppe. 

La pedina mossa in questi anni a Bangui da Prigozhin è stato un ex agente dell’intelligence russa, Valery Zakharov.

Questi si è occupato della sicurezza personale del presidente Touadéra e ha guidato la Lobaye Invest, società attiva nel settore minerario che tratta con i vari gruppi ribelli presenti nel paese la movimentazione di ingenti carichi di oro e diamanti.

Dove non è riuscito con le “buone”, Wagner non ha esitato a passare alle maniere pesanti delegando incursioni punitive a mercenari sudanesi guidati da Ali Muhammad Ali Abd-Al-Rahman, noto come Ali Kushayb, accusato dalla Corte penale internazionale di aver guidato tra il 2002 e 2003 milizie janjaweed che hanno partecipato ai massacri del Darfur, finito poi sotto processo al tribunale internazionale dell’Aia nel giugno del 2020.

A Bangui, da settimane, ci sarebbe però aria di smobilitazione. Secondo Jeune Afrique, nella notte tra il 6 e il 7 luglio circa 500-600 mercenari di Wagner hanno lasciato le località di Birao, Sido e Batangafo per imbarcarsi all’aeroporto di Bangui-M’poko in direzione di Mosca.

Libia

La presenza di Wagner in Libia è aumentata in modo rilevante dal 2019, arrivando a circa 2mila mercenari nei frangenti di massima esposizione.

Nel paese l’agenzia opera a sostegno delle truppe fedeli al generale della Cirenaica Khalifa Haftar.

La Libia, in generale, rappresenta uno snodo strategico per la compagnia consentendole da un lato di mantenere il controllo di basi aeree e avamposti sul Mediterraneo storicamente ambiti da Mosca, dall’altro di garantirsi dei canali sicuri per il transito di uomini, mezzi e armi verso altri paesi del Sahel in cui opera: a ovest Mali, Burkina Faso e sempre di più il Niger dopo la destituzione del presidente Bazoum; a est il Sudan.

Dall’intervento della Turchia in appoggio al governo di Tripoli la situazione per Wagner si è però complicata e non sono mancate le frizioni con il Cremlino, che ha accusato la compagnia di non aver saputo mantenere vivi i contatti nella capitale, facendosi scavalcare platealmente da Ankara.

Mali

In Mali Wagner è presente dal 2021 a seguito di due golpe militari che hanno alla fine portato al potere Assimi Goita.

Come in Repubblica Centrafricana, anche in questo paese Mosca, attraverso Wagner, sta sfruttando la dipartita della Francia, ritiratasi nell’agosto del 2022.

In attesa di conoscere le sorti della missione Onu Minusma, il Cremlino continua ad aumentare la presa su Bamako rifornendo il governo militare di armi leggere ma anche di elicotteri e aerei da combattimento Sukhoi Su-25 per contrastare le sortite delle varie sigle jihadiste e ribelli presenti nel paese. Al momento gli effettivi di Wagner in Mali sono circa 1.400.

Sudan

Wagner opera in Sudan da anni. Quando era ancora al potere l’ex presidente Omar El-Bashir, la compagnia è stata più volte utilizzata per missioni lampo punitive nel Darfur e in Sud Sudan.

Caduto El-Bashir, Mosca ha stretto legami con il generale Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemeti, a capo delle milizie janjaweed – oggi Forze di supporto rapido (RSF) – e da mesi in lotta con il generale Abdel Fattah al-Burhan per il controllo del paese.

Ai soldati di Hemeti Wagner fornisce addestratori, munizioni e carburante.

Gli altri fronti aperti

Mosca ha firmato un accordo di cooperazione militare con il governo del Burkina Faso nell’agosto del 2018.

Il suo zampino, e quello dell’agenzia Wagner, dietro il golpe che nel 2022 ha portato alla destituzione del presidente Roch Marc Christian Kaboré, è apparso da subito evidente.

Conferme in tal senso sono arrivate nel dicembre scorso, quando il presidente del Ghana Nana Akufo-Addo ha denunciato la presenza di contractor russi lungo i confini meridionali del Burkina Faso adiacenti alla parte settentrionale del suo paese.

In Mozambico la richiesta di aiuto del governo di Maputo a Wagner, concretizzatasi con l’invio di circa 200 uomini, per fermare le sortite jihadiste nella città portuale di Mocimboia da Praia e attorno alle acque di Cabo Delgado, non ha sortito gli effetti sperati.

Affari sono stabilmente gestiti dalla compagnia inoltre in Camerun, Rd Congo, Burundi, Zimbabwe, Guinea-Bissau.

Spesso le manovre dell’agenzia per destabilizzare o rafforzare i governi locali in base ai diktat di Mosca fanno centro.

Dove non c’è l’interesse ad affondare il colpo sul piano politico e infuocare campagne di disinformazione, gli scarponi sul terreno dei mercenari garantiscono il controllo di giacimenti di petrolio e gas, miniere, traffici più o meno leciti.

E quando c’è bisogno di sporcarsi le mani in massacri di civili, i mercenari obbediscono: è accaduto in Repubblica Centrafricana, Mali e Sudan.

Cosa accadrà adesso?

Tra i fedelissimi di Prigozhin morti con lui nel jet abbattuto a nord di Mosca c’era anche il suo braccio destro Dmitri Utkin, in Africa attivo negli ultimi anni tra Repubblica Centrafricana, Libia e Sudan.

Ora che i vertici di Wagner sono stati eliminati è da capire come il Cremlino gestirà gli altri suoi uomini chiave in Africa.

Tra questi figurano Vitali Perfilev, succeduto a Valery Zakharov alla guida delle operazioni in Repubblica Centrafricana, e Dmitri Sytyi, anch’egli operativo a Bangui.

In cima all’elenco compaiono anche Ivan Aleksandrovich Maslov, ex sottufficiale delle forze speciali Spetsnaz della marina russa a capo delle operazioni a Bamako, e Mikhail Potepkin, direttore di Meroe Gold, società che per conto di Wagner sfrutta le ricche miniere d’oro del Sudan.

Prendere immediatamente possesso degli affari di Wagner in Africa non sarà semplice per Mosca. L’agenzia negli anni ha infatti coltivato autonomamente dei business all’ombra del Cremlino, e non è detto che tutto ciò finirà senza traumi sotto il controllo di Mosca.

È altrettanto vero che i successi di Wagner in Africa in questi anni sono stati resi possibili dalla carta bianca concessa da Putin a Prigozhin e dal supporto logistico garantito da Mosca, in primis le basi militari e aeree che hanno permesso ai mercenari di spostare agevolmente sul terreno uomini, armi e mezzi.

Ciò che è certo è che nella fase di transizione per il “passaggio di consegne” che in Africa è stata già avviata dalla fallita marcia su Mosca del 24 giugno, il Cremlino punterà a fare in modo che le operazioni di Wagner vengano assorbite da altre compagnie militari private.

A cominciare da Potok, messa in piedi dal colosso energetico Gazprom su mandato di Putin.  

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