Conflitti e fame in Africa: un binomio sempre più stretto - Nigrizia
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La guerra è il motore principale della insicurezza alimentare acuta
Conflitti e fame in Africa: un binomio sempre più stretto
La ricerca del Centro africano per gli studi strategici evidenza come gli africani che vivono una grave crisi alimentare sono 149 milioni. Un numero aumentato del 150% rispetto al 2019. E di quel dato, l’82% vive in paesi in guerra
29 Novembre 2023
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 3 minuti

Sono circa 149 milioni gli africani che si trovano ad affrontare una insicurezza alimentare acuta. E di questi, 122 milioni, ovvero l’82%, si trovano in paesi colpiti da conflitti. È la conferma di un dato conosciuto da tempo. Ma che colpisce per la sua tragicità.

A fornire la fotografia della situazione è come sempre il Centro africano per gli studi strategici. Dal report emerge come il dato totale degli africani che vivono una grave situazione alimentare è cresciuto di 12 milioni rispetto a un anno fa.

Come si classifica l’insicurezza alimentare

Per insicurezza alimentare s’intende la difficoltà, per un dato periodo di tempo, per una popolazione di riuscire a procurarsi il cibo necessario per la sopravvivenza e per svolgere tutte le normali attività quotidiane.

Per misurare questo dato esiste un insieme di strumenti standardizzati il cui scopo è fornire dei parametri condivisi per classificare la condizione d’insicurezza alimentare in base alla gravità della situazione. Questa mappatura è identificata nella sigla Ipc, Integrated food security phase classification che consente di fare comparazioni sia nel tempo sia tra paesi.

La 5 fasi

L’Ipc identifica 5 fasi: generale sicurezza alimentare; moderata insicurezza alimentare; acuta crisi alimentare e dei mezzi di sostentamento; emergenza umanitaria; carestia/catastrofe umanitaria

Secondo il Centro studi strategici, il dato africano equivale a una categoria di rischio pari o superiore a 3 sulla scala da 1 a 5.

Otto dei 10 paesi africani più colpiti dall’insicurezza alimentare vivono in una situazione di conflitto. Dal 2019, il numero di africani che rientrano in questa classifica è aumentato del 150%: 5 anni fa erano 61 milioni.

I paesi più in crisi

Se 38 paesi africani sperimentano un livello acuto di insicurezza alimentare, due terzi di questa minaccia è concentrata in cinque paesi: Repubblica democratica del Congo, Nigeria, Sudan, Etiopia e Sud Sudan. Tutti coinvolti in conflitti di diversa entità.

Lo scoppio della guerra in Sudan e il deterioramento della sicurezza nel nord della Nigeria sono all’origine per il 2023 di quasi tutto l’aumento dell’insicurezza alimentare acuta in Africa.

Quattro dei 10 paesi più gravemente colpiti si trovano nell’Africa orientale: Sudan, Etiopia, Sud Sudan e Somalia. In 19, almeno il 10% della popolazione deve affrontare una grave insicurezza alimentare. 

Le ragioni

Il ritiro di Mosca dall’accordo sui cereali del Mar Nero, che aveva consentito a 33 milioni di tonnellate di cereali di raggiungere i mercati globali e fatto scendere i prezzi dei prodotti alimentari, in particolare in Africa, ha ulteriormente aggravato le prospettive alimentari. 

Da ricordare anche il cambiamento climatico che ha comportato catastrofi ambientali come alluvioni o, al contrario, siccità che hanno influito sul peggioramento della vita quotidiana di molti africani.

Il Programma alimentare mondiale (Pam) prevede che entro la fine dell’anno, 129mila persone soffriranno di una fame catastrofica, tra cui in Burkina Faso, in Mali, in Somalia e in Sud Sudan. 

Lo studio, alla fine, si concentra sulla situazione di 8 paesi, evidenziando le ragioni della crisi o insicurezza alimentare.

Ad esempio, per quanto riguarda l’Etiopia cita il caso della regione del Tigray, protagonista di un conflitto con Addis Abeba scoppiato nel 2021. Secondo il rapporto, «almeno 1.300 persone sono morte di fame dalla fine delle ostilità. Un numero aumentato in modo significativo dopo la sospensione degli aiuti alimentari. Circa 5,4 milioni dei 6 milioni di abitanti del Tigray dipendono ancora dagli aiuti umanitari».

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