Il ministro degli esteri algerino Ramtane Lamamra ha annunciato il 24 agosto, nel corso di una conferenza stampa, la rottura immediata delle relazioni diplomatiche col vicino Marocco. Lungo l’elenco di ragioni che giustificherebbero una decisione nell’aria ormai da diversi giorni.

Al centro dei motivi della rottura l’accusa al Marocco di essere diventato una «piattaforma per potenze straniere per criticare l’Algeria» e di sostenere due organizzazioni terroristiche.

Una settimana fa la riunione dell’Alto Consiglio per la sicurezza algerino aveva analizzato le relazioni tra i due paesi lasciando presagire una presa di posizione immediata. Il Marocco si è per il momento limitato a prendere atto della decisione respingendo categoricamente «i pretesti fallaci e assurdi che ne sono alla base».

Affaire Pegasus

L’accelerazione degli eventi è iniziata a metà luglio quando il rappresentante permanente del Marocco all’Onu, Omar Hilal, nel corso di una riunione dei “Non Allineati” aveva reclamato il diritto all’autodeterminazione per il popolo della Cabilia, la regione berbera nel nord dell’Algeria. Una chiara provocazione in risposta al sostegno che l’Algeria dà alla causa sahrawi che, tuttavia come da sempre ribadito dall’Onu, è una questione di decolonizzazione.

Algeri aveva chiesto spiegazioni, che non sono arrivate, tanto da indurla a richiamare in patria il proprio ambasciatore. Qualche giorno dopo scoppiava lo scandalo Pegasus, il sistema di spionaggio attraverso le comunicazioni telefoniche fornito da una società israeliana nel quale il Marocco è stato ampiamente coinvolto, anche a danno dell’Algeria.

Le rassicurazioni del re

A fine luglio, per il 22° anniversario della sua incoronazione, il re Mohammed VI ha tenuto un discorso in cui dedicava ampio spazio alle relazioni col vicino algerino con un tono rassicurante. Ma l’accelerazione è ripresa dopo che il ministro israeliano in visita a Rabat, la prima dopo il ristabilimento delle relazioni del Marocco con Israele, aveva espresso delle “inquietudini” relative all’Algeria.

Quest’ultima aveva espresso la sua contrarietà del riconoscimento di Rabat nei confronti di Israele e l’iniziativa di assegnare a Tel Aviv lo status di osservatore nell’Unione africana. Per l’Algeria quelle “inquietudini” sono il risultato del lavoro di diffamazione del ministro degli esteri marocchino Nasser Bourita.

Roghi e mandanti

A rendere ancora più scottanti le relazioni sono sopravvenuti, dopo la prima settimana di agosto, i giganteschi incendi che hanno devastato il nord del paese e in particolare la Cabilia, che hanno fatto una novantina di vittime e che sono stati il teatro del linciaggio di un giovane volontario, Djamel Bensmaïl, scambiato per un piromane.

Sorvolando sulla carenza di mezzi antincendio, in particolare di Canadair, il governo algerino ha reagito privilegiando la pista criminale e accusando di terrorismo due associazioni: MAK e Rachad. Il MAK è il movimento per l’autodeterminazione della Cabilia, che si definisce sovranista e si batte per l’indipendenza della regione. Rachad è un movimento islamista radicale, critico nei confronti del governo, più volte accusato di voler infiltrare il movimento di protesta dell’Hirak.

Entrambi i movimenti sarebbero, secondo Algeri, legati al Marocco, da qui la decisione di rompere le relazioni diplomatiche.

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