Ambiente Brasile Economia Pace e Diritti
Dall’America Latina il grido della Chiesa per un’ecologia integrale
La rete Iglesias y Minería in viaggio in Europa
Una delegazione della rete latino-americana Iglesias y Minería sta compiendo un viaggio di sensibilizzazione e di denuncia dello sfruttamento rapace delle risorse, a scapito delle popolazioni. Tra i temi alla base della campagna, l'urgenza di una transizione verso un’economia sostenibile e solidale
30 Marzo 2022
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 5 minuti
Devastazione provocata dal crollo della diga di Brumadinho in Brasile (Credit: Bento Rodrigues-Bruno Milanez)

Dallo scorso 21 marzo una delegazione della rete continentale latino-americana Iglesias y Minería sta compiendo un viaggio di sensibilizzazione e di denuncia che durerà fino al 6 aprile ed ha toccato finora Germania e Belgio e prosegue in Austria, Italia e Spagna. La delegazione si recherà anche all’europarlamento, incontrando tra l’altro anche i membri della Comece (Chiesa cattolica presso l’Unione europea) e farà tappa infine anche in Vaticano. 

Padre Dario Bossi, responsabile dei missionari comboniani in Brasile, spiega il senso dell’iniziativa: «Alla storica depredazione dell’America Latina – afferma il missionario – si aggiunge l’attuale contesto: l’impossibilità di accedere alle materie prime di Ucraina e Russia rischia di scatenare, da parte dei paesi in maggior bisogno, una “caccia” alle abbondanti risorse naturali del continente».

«Alcuni pensano – prosegue – che la ricchezza di materie prime sia un’opportunità per l’America Latina. Noi che ci viviamo ci rendiamo conto di quanto sia vera l’affermazione che parla di “maledizione delle risorse”, una situazione che nel continente si protrae da 500 anni: un’economia basata sull’estrattivismo, su un modello coloniale e neocoloniale. La nostra carovana vuole portare solidarietà alle terre europee e alle vittime della guerra in Ucraina e degli altri conflitti».

«Comprendiamo che ci troviamo, come dice il papa, di fronte a una guerra mondiale a frammenti locali. La carovana porta la voce della guerra dichiarata contro l’Amazzonia, contro i popoli originari e indigeni, contro i contadini».

E dom Vicente de Paula Ferreira, vescovo ausiliare di Belo Horizonte, membro della Commissione episcopale per l’ecologia della conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, che fa parte della delegazione, dichiara: «Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, ha detto testualmente che “la guerra è un’opportunità” per le attività minerarie, e anche a livello legislativo si sta adoperando per lo sfruttamento dei territori indigeni. Va detto che si tratta di un pericolo, della premessa per una nuova devastazione».

E prosegue: «Portiamo il messaggio di fondo dell’ecologia integrale; la nostra azione parte dall’enciclica Laudato Si’, e portiamo anche il grido dei poveri della terra, le sue tante ferite. Vogliamo fare memoria delle vittime degli attentati all’ambiente, sensibilizzare istituzioni, Chiesa, società civile, portare proposte di conversione ecologica e di transizione energetica».

Tra i temi della campagna, quello di una transizione verso un’economia solidale, come sostiene ancora padre Bossi: «Attraverso la campagna di disinvestimento da un’economia predatoria, ci rivolgiamo alle Chiese e alle congregazioni religiose, perché riflettano sull’eticità dei loro investimenti finanziari e verifichino se stanno sostenendo imprese che provocano la distruzione dell’ambiente».

I drammi delle comunità locali

La campagna si basa anche su molte testimonianze personali di tragedie ambientali verificatesi in Brasile e altri paesi di recente. Ad esempio il crollo della diga del Brumadinho, nel dicembre 2021, ben conosciuto dal vescovo Ferreira, che come ausiliare di Belo Horizonte, nello stato di Bahia, sta seguendo tuttora il caso: «La rottura della diga, oltre alle 272 vittime, ha provocato l’inquinamento di tutto il bacino del rio Paraobepa».

«Dall’impresa responsabile della tragedia, la Vale – dice il vescovo – abbiamo solo una propaganda ingannevole. La mancanza di un serio processo di riparazione rappresenta la continuazione di un dominio sulla gente, attuato per di più grazie a un accordo tra lo stato del Minas Gerais e la Vale».

Maggiore speranza – secondo quanto afferma padre Bossi, offre la situazione di Piquiá de Baixo, nello stato brasiliano del Maranhão: «Un altro dei territori maledetti per l’abbondanza di risorse – spiega il comboniano – che ha seguito personalmente il caso. Da trent’anni soffre dell’impatto dell’estrazione e trasporto da Carajas, la più grande miniera di ferro del mondo».

«Qui si trova il primo livello di produzione siderurgica, molto inquinante, che contamina polmoni, salute, pelle, vista delle persone. La comunità ha alzato la testa, si è risvegliata e ha ottenuto riparazione, in parte con un dislocamento collettivo in territorio libero, un processo ancora in corso».

Un’ulteriore testimonianza significativa è quella di Pedro Landa, onduregno che presenta le preoccupazioni ma anche le speranze per il suo paese: «L’Honduras non è estesa ma ha il maggior numero di concessioni minerarie del Centroamerica, 430, un quarto delle quali in territori protetti. I difensori dell’ambiente, in questi anni, sono stati criminalizzati, nel contesto del paese forse più violento del mondo. Il precedente governo di Juan Orlando Hernández, l’ex presidente che sta per essere estradato negli Usa per narcotraffico, ha forti responsabilità. Soprattutto, ha approvato 29 ‘Zone di occupazione e sviluppo economico’, in pratica dei micro-stati totalmente in mano ai capitali stranieri».

Le speranze degli onduregni sono riposte nel nuovo governo di Xiomara Castro: «La presidente ha detto che punta a eliminare le concessioni e le miniere a cielo aperto – dice Pedro, è stata creata una commissione per analizzare, a livello giuridico, questa possibilità. Anche le zone di occupazione e sviluppo economico sono palesemente incostituzionali e la speranza è di riuscire a tornare indietro. Ma non sarà facile, per gli equilibri che esistono in parlamento».

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it