Anche il Kenya nel ginepraio della Rd Congo - Nigrizia
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Approvata dal parlamento la missione militare «per la pace regionale»
Anche il Kenya nel ginepraio della Rd Congo
Nell’ambito dell’impegno della Comunità degli stati dell’Africa dell’est è stato dato il via libera all’intervento che suscita non poche perplessità. Previsto l’invio di 903 militari, una durata di 6 mesi e una spesa di 36 milioni di dollari
11 Novembre 2022
Articolo di Redazione
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(DW)
Missione di peacekeeping

Il nordest della Repubblica democratica del Congo da “terra di nessuno” sta diventando “terra di troppi”.

Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu, le tre province che coprono un’area di oltre 180mila km² e che sono ricche di risorse minerarie e forestali, sono l’epicentro di una instabilità che si protrae da quasi trent’anni. Instabilità alimentata da una friabile presenza dello stato, dalle ingerenze sistematiche di Rwanda e Uganda, da conflitti interetnici e dal fiorire di gruppi armati (se ne contano oltre un centinaio) che si disputano segmenti di territorio.

Ora anche il Kenya ha deciso di inviare soldati da quelle parti, naturalmente per il nobile scopo – ha assicurato Nelson Koech, presidente della commissione parlamentare della difesa – di contribuire a mettere in sicurezza un’area «nell’interesse della pace nell’intera regione».

Il parlamento kenyano ha dato il via libera al dispiegamento di 903 militari che avranno la loro sede a Goma, capoluogo del Nord Kivu, e opereranno a fianco di militari ugandesi e congolesi nel Nord-Kivu e nell’Ituri. Lo scopo principale è quello di arginare le milizie del gruppo M23 che il governo dell’Rd Congo ritiene sia spalleggiato da militari rwandesi.

La missione kenyana, che si inserisce nella forza creata lo scorso giugno dai sette paesi della Comunità degli stati dell’Africa dell’est (Eac), avrà una durata di sei mesi e costerà 36 milioni di dollari. Della missione Eac fanno parte anche forze di Burundi, Uganda e Sud Sudan, che saranno operative sul territorio congolese, mentre un contingente rwandese sarà schierato lungo il confine tra Rd Congo e Rwanda.

Attori armati

Non si può non notare che nel nordest dell’Rd Congo c’è un affollamento, quasi inestricabile, di uomini in armi, di conflitti sedimentati, di lesa sovranità, di rancori politici ed etnici, di interessi geopolitici.

Il Kenya è l’ultimo arrivato. Da quelle parti opera da 22 anni la missione Onu che ha richiesto l’impiego di migliaia di soldati, non ha ottenuto risultati rilevanti e si è inimicata una buona parte della popolazione. Agiscono anche reparti dell’esercito congolese che dal maggio del 2021 ha dichiarato lo stato d’assedio nell’Ituri e nel Nord Kivu: finora gli esiti sono sconfortanti.

Dal novembre dello scorso anno ci sono poi militari ugandesi che collaborano con le forze armate congolesi, in seguito a un accordo tra i presidenti Félix Tshisekedi e Yoweri Museveni. E sono presenti – anche se Kigali dice il contrario – militari rwandesi che non si limitano a spalleggiare i ribelli M23 ma, dicono fonti plurime, infiltrano e manipolano gli alti gradi dell’esercito congolese.

Non è certo moltiplicando gli attori armati sul terreno che si può arrivare a stabilizzare il nordest. La soluzione sta a Kinshasa e non a Kigali, a Kampala o a Nairobi. Ma ad oggi il governo di Tshisekedi non ha mostrato la volontà e la capacità politica di disinnescare le cause profonde di quel conflitto. (RZ)

 

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