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Duro intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite
Rd Congo: all’Onu Tshisekedi attacca Rwanda e Monusco
Il presidente torna ad accusare Kigali di destabilizzare le province dell’est con il sostegno a gruppi armati e chiede alle Nazioni Unite il ritiro della loro missione nel paese
22 Settembre 2022
Articolo di Aurelio Boscaini
Tempo di lettura 5 minuti
(Credit: AFP)

Il 20 settembre, nel suo discorso alla tribuna dell’Onu in occasione della 77esima sessione ordinaria dell’Assemblea generale, il presidente della Repubblica democratica del Congo, Félix-Antoine Tshisekedi Tshilombo, ha duramente e apertamente denunciato le ingerenze del Rwanda nel caos che regna nell’est del suo paese, e ha espresso dubbi sull’efficacia dell’operazione Monusco.  

Dopo aver ricordato che le maggiori sfide cui oggi fa fronte l’umanità sono la sicurezza per tutti, il controllo dei cambiamenti climatici, il rilancio dell’economia mondiale dopo il Covid-19, la lotta contro la povertà e la promozione del benessere collettivo, Tshisekedi ha denunciato il terrorismo che si è ormai diffuso anche in tutto il continente africano.

«Ecco perché – ha detto – la Repubblica democratica del Congo, una delle vittime africane del terrorismo e membro della Coalizione globale contro lo stato islamico, interpella le Nazioni Unite e le esorta a coinvolgersi attivamente nel realizzare le raccomandazioni della Coalizione».

Ha quindi accennato alla posizione dell’Unione africana sulla guerra in Ucraìna, cui la Rd Congo aderisce, e ha continuato: «L’Onu sa che il mio paese, la Rd Congo, è vittima da 20 anni di una severa crisi securitaria nell’est del suo territorio nazionale. Un qualunque osservatore onesto e in buona fede non può non attribuire la crisi in primis all’avidità suscitata dalle sue favolose ricchezze naturali e alle ambizioni di potenza di alcuni suoi vicini. (…)

Nonostante gli instancabili sforzi interni, la massiccia presenza militare dell’Onu in Congo e il suo sostegno diplomatico che dura da 23 anni, l’insicurezza non cessa di tormentare il mio paese. 

Al fine di sradicare definitivamente l’insicurezza, ristabilire una pace durevole e garantire la stabilità nell’est della Rd Congo, diversi accordi sono stati firmati con gruppi armati e anche con i paesi vicini sotto l’egida della comunità internazionale. Si sono creati dei meccanismi nazionali e internazionali.

Ma tutte queste prospettive di regolamento definitivo del conflitto non sono durate che lo spazio di qualche mese. Ben presto il castello si è incrinato e l’edificio crollato. E si è ripreso con le stesse tragedie.

Dal giorno della mia elezione a presidente della Rd Congo, non ho smesso di battermi, ogni giorno, per la pace e la sicurezza nelle province congolesi dell’Ituri, del Nord Kivu e Sud Kivu. (…) Ma nonostante la mia buona volontà e la mano tesa alla pace del popolo congolese, alcuni nostri vicini non hanno trovato di meglio che ringraziarci con l’aggressione e il sostegno a gruppi armati che devastano l’est della Rd Congo.

È il caso attualmente del Rwanda che, sprezzante del diritto internazionale, della carta dell’Onu e dell’Atto costitutivo dell’Unione africana ha, ancora una volta, non solo aggredito, lo scorso marzo, la Rd Congo con incursioni dirette delle sue forze armate, le Rdf, ma occupa anche delle località della provincia del Nord Kivu grazie a un gruppo armato terrorista interposto, il Movimento del 23 marzo (M23), a cui garantisce un massiccio sostegno sia in armamenti che in soldati.

E come a sfidare la comunità internazionale, l’M23, appoggiato dall’esercito rwandese ha addirittura abbattuto un elicottero della Monusco e ucciso 8 caschi blu, commettendo così un crimine di guerra.

Con il massimo vigore denuncio in questo luogo così emblematico della vita internazionale, questa ennesima aggressione di cui è vittima il mio paese da parte del suo vicino, il Rwanda, sotto copertura di un gruppo terrorista chiamato M23.

Signor presidente, l’implicazione del Rwanda e la sua responsabilità nella tragedia che vivono il mio paese e i miei compatrioti delle zone occupate dall’esercito rwandese e dai sui alleati dell’M23 sono indiscutibili.

Più di una volta, infatti, tanto i gruppi di esperti ufficialmente autorizzati dall’Onu che il Meccanismo congiunto di verifica allargato della Conferenza internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi (Cirgl), così come le organizzazioni umanitarie e dei diritti dell’uomo non governative credibili, le hanno confermate in rapporti ben documentati e obiettivi al limite della precisione scientifica.

Inoltre, per informare la comunità delle nazioni e porre fine ai sempiterni dinieghi delle autorità rwandesi a proposito, il governo congolese torna a richiedere al presidente del Consiglio di sicurezza di distribuire ufficialmente ai membri del Consiglio l’ultimo rapporto degli esperti dell’Onu sulla situazione securitaria nell’est della Rd Congo e di farlo diligentemente esaminare dallo stesso per trarne tutte le conseguenze che si impongono sul piano del diritto, della pace e della sicurezza internazionale.

Ne va dell’immagine e della credibilità di questa nostra organizzazione. Procedere altrimenti significherebbe, da una parte incoraggiare il Rwanda a proseguire la sua aggressione, i suoi crimini di guerra e i suoi crimini contro l’umanità in Rd Congo, e dall’altra, nutrire ancor più il legittimo sospetto dei congolesi sull’imparzialità dell’Onu così come della complicità in questi crimini di alcuni dei suoi membri.

È al fine di mettere a tacere questi sospetti e dissipare l’ambiguità di certe posizioni del Consiglio di sicurezza sulla crisi securitaria nell’est della Rd Congo, ambiguità che eccede la popolazione congolese esacerbando la tensione tra essa e la Missione dell’Onu per la stabilizzazione del Congo (Monusco), che il governo del mio paese ha chiesto di riesaminare il piano di ritiro progressivo e responsabile di questa missione.

Questo riaggiustamento è richiesto dalla unanime costatazione, anche ai livelli più alti della nostra Organizzazione, delle deplorevoli insufficienze della Monusco. Il che lede di certo l’efficacia e la legittimità dell’azione dell’Onu in Rd Congo».

 

 

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