Armi in cambio di bauxite, l’accordo tra Emirati e Guinea - Nigrizia
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Conakry è da tempo un avamposto per la penetrazione economica e diplomatica emiratina nella regione
Armi in cambio di bauxite, l’accordo tra Emirati e Guinea
Per acquistare centinaia di veicoli blindati da Abu Dhabi la giunta militare di Conakry offre come contropartita agevolazioni per lo sfruttamento dei suoi giacimenti minerari
19 Gennaio 2024
Articolo di Rocco Bellantone
Tempo di lettura 4 minuti
Veicolo blindato Spartan APC di Streit Group

Bauxite in cambio di veicoli blindati. È questo, in sostanza, l’accordo a cui l’azienda degli Emirati Arabi Uniti Streit Group sta lavorando con il governo della Guinea, retto dal settembre del 2021 da una giunta militare guidata dal colonnello Mamady Doumbouya.

Valore del contratto circa 150 milioni di euro attraverso cui le forze armate di Conakry otterrebbero in dotazione centinaia di mezzi blindati. Non potendo coprire l’intera somma, il governo del paese è disposto a offrire come contropartita delle agevolazioni per l’estrazione del minerale, di cui è primo esportatore al mondo.

In base all’intesa preliminare Streit Group, guidata dall’imprenditore Guerman Goutorov con doppia cittadinanza russa e canadese, dovrebbe fornire diverse centinaia veicoli blindati leggeri all’esercito, alle forze speciali, alla gendarmeria e alla polizia della Guinea.

Tra questi ci sarebbero 200 veicoli corazzati Spartan (APC), 200 veicoli Cougar, 150 pick-up Toyota TLC79 e TLC300 e circa 20 motovedette armate Triton 850.

La Guinea teme l’aumento di incursioni di gruppi jihadisti dal vicino Mali. Dall’inizio del 2023 i controlli sono stati aumentati in particolare nella parte nord del paese, nella provincia di Moyenne-Guinée.

Bersaglio prediletto dei jihadisti sono i siti minerari situati lungo questo confine. Una minaccia che preoccupa non poco le società estere che operano in Guinea, provenienti soprattutto da Francia, Stati Uniti e Giappone.

L’influenza degli Emirati 

Gli Emirati vedono ormai da anni nel piccolo Stato dell’Africa Occidentale un avamposto per la propria strategia di penetrazione economica e diplomatica in questa regione del continente.

Lo testimonia la visita, nel settembre scorso a Conakry, di Sheikh Shakhboot bin Nahyan al-Nahyan, delegato per l’Africa del ministero degli Esteri emiratino. Questi ha incontrato i ministri degli Esteri e delle Miniere della Guinea Morissanda Kouyaté e Moussa Magassouba, per poi essere ricevuto dal presidente Doumbouya a palazzo Mohammed V.

Streit Group, da tempo molto attiva nel mercato della difesa africano, è in contatto con due uomini chiave all’interno della giunta militare guineana.

Uno è il comandante delle forze speciali, il maggiore Mouctar Kaba, alias “Spartacus”, il quale ha molta influenza su Doumbouya, poiché sono i soldati ai suoi ordini a occuparsi della sicurezza personale del presidente ad interim.

L’altro è Mohamed Samba Kébé, ufficiale a capo della sezione sminamento del ministero della Difesa. Sono stati i due militari a introdurre a Conakry una società di intermediazione emiratina chiamata Havana, fondata all’inizio del 2023 per gestire la nuova fase dei rapporti economici tra Conakry e Abu Dhabi.

Risorse a rischio “svendita”

Come detto, la giunta militare di Conakry non è in grado di sborsare i 150 milioni di euro chiesti da Streit Group (inizialmente erano 190) motivo per cui ha proposto, e ottenuto, di aprire ad Abu Dhabi i cancelli dei propri giacimenti di bauxite.

Per la parte guineana la società coinvolta direttamente nella trattativa è Guinea Alumina Corporation (GAC) che opera nella regione di Boké, nel nord-ovest del Paese. La società è di proprietà di Emirates Global Aluminium (EGA), filiale del fondo sovrano Mubadala Investment Company, e di Investment Corporation of Dubai (ICD), anche se dal 2013 ne ha acquistato la maggioranza il governo guineano.

Dal 2020, dunque da quando era ancora al potere a Conakry il presidente Alpha Condé, GAC spedisce carichi di bauxite alle raffinerie e alle fonderie di Emirates Global Aluminium negli Emirati. Finora però la promessa fatta da Abu Dhabi di investire per la costruzione di una raffineria in Guinea non è stata mantenuta.

Non circolano molti dettagli su questo nuovo accordo, che potrebbe essere sbloccato proprio dalla garanzia da parte di Abu Dhabi di accelerare i tempi per la realizzazione di questo impianto. Ciò che si sa, come rivela Africa Intelligence, è che l’accordo non ha fatto contenti tutti i generali della giunta guineana.

Tra questi c’è il generale Sadiba Koulibaly, ex capo di stato maggiore delle forze armate, sostituito nel maggio scorso da Doumbouya con il generale Ibrahima Sory Bangoura. Koulibaly aveva criticato senza mezzi termini i patti presi con gli Emirati, parlando di “svendita” delle risorse minerarie della Guinea.

Rappresentando un ostacolo nell’alleanza sempre più stretta tra i due Paesi, è stato costretto a farsi da parte.

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