Arte / Dream City Tunis
Uno spettacolo che ribolle di energia, coinvolge e commuove. E’ IMedine, lo spettacolo di danza realizzato per il festival Dream City Tunis dal coreografo burkinabe Serge-Aimé Couilibaly con i ragazzi delle gang di Tunisi.

Che succede quando 15 ventenni della Medina hanno la possibilità di portare i loro sentimenti di orgoglio, rabbia, frustrazione in uno spettacolo di danza? Lo si può vedere nella creazione IMedine – da leggersi I (io) Medine – realizzata per Dream City Tunis dal coreografo burkinabe Serge-Aimé Couilibaly, autore di spettacoli come Kirina e Kalakuta Republik e attivo oggi in nuovi progetti tra cui Le praticable, dedicato alla situazione del Mali, che sarà presentato in dicembre a Bamako.

A Tunisi ha accettato la sfida di lavorare con giovani di quartieri rivali della Medina senza alcuna esperienza nella danza, arrivati tramite passaparola e per l’incentivo del guadagno. «Non è stato facile gestirli, non ascoltavano o non arrivavano puntuali e più di una volta ho dovuto minacciare di annullare il progetto chiedendo apertamente a chi non era interessato di prendere i soldi e andarsene. Sono rimasti tutti tranne uno, che però viene ogni giorno a guardare che cosa facciamo».

Sono rimasti e sono felici di averlo fatto, a giudicare da ciò che rispondono alla domanda «come ha cambiato i tuoi sogni questa esperienza?». Vogliamo continuare a danzare, portare questo spettacolo anche fuori dal festival e aprirci al mondo, dicono. Uscire dalle ristrette logiche della loro “prigione-rifugio”, la Medina, dove si sentono fieri e parte di un gruppo ma al tempo stesso vittime di pregiudizi, di violenze da parte della polizia e di un percorso che sembra segnato.

«All’inizio non ho parlato di danza», spiega Coulibaly, «Ho parlato con ciascuno della sua situazione e proposto un lavoro molto pratico e chiaro: traversate degli spazi, esercizi di potenziamento e agilità, immaginando ad esempio di schivare una rete di raggi laser. Poi gli ho parlato della presenza scenica e di che cosa si può raccontare con il corpo, creando gradualmente il senso di gruppo e la coreografia, basata su sentimenti e gestualità che fanno parte del loro vivere il quartiere».

E così, dopo circa sette mesi di prove, questi ragazzi sono diventati una cosa sola in uno spettacolo che ribolle di energia, coinvolge e commuove, realizzando in pieno gli obiettivi dell’Association Art de la Rue, impegnata dal 2007 a offrire ai giovani possibilità concrete di sentirsi parte attiva di una società civile che in Tunisia ha bisogno di parola e riconoscimento. «Dover venire qui tutti i giorni e costruire qualcosa che poi la gente guarda ha dato un senso alla loro vita», spiega Coulibaly.

Il risultato è uno spettacolo che resterà nel cuore e negli occhi degli spettatori a lungo, per la potente presenza scenica dei ragazzi e la bellezza di una coreografia che dialoga con i tetti del suk Attarine. La speranza ora è che IMedine possa essere presentato anche dopo la chiusura di Dream City. I ragazzi sono disposti a seguire Coulibaly ovunque, dicono guardandolo con occhi lucenti, ma questo dipenderà dal sostegno di sponsor e associazioni che li hanno seguiti in questo percorso.

Foto credit: Roberta Chionne