Sud Sudan
Ufficialmente la guerra civile è stata fermata nove mesi fa. Sul terreno poco è cambiato. Entrambi gli schieramenti continuano a reclutare minorenni.

I due schieramenti che si combattono dal 2013 – da una parte il presidente Salva Kiir, etnia denka, dall’altra l’ex-vicepresidente Riek Machar, etnia nuer – hanno sottoscritto un accordo di pace nel settembre del 2018. Ma la strada che dovrebbe portare davvero a chiudere la guerra civile in Sud Sudan è ancora lunga. A testimoniarlo il fatto che nelle file dell’esercito regolare e in quelle dei ribelli continuano a esserci migliaia di bambini soldato, reclutati con la forza e in spregio ai diritti umani fondamentali.

Quello che è accaduto lo scorso novembre a Nelson (17), Chock (14) e Deng (12) è il segno che la situazione è ben lontana dall’essersi normalizzata. Per non essere reclutati dai soldati del governo, i tre sono fuggiti dal loro villaggio nello stato di Warrap e hanno trovato protezione a Wau, nello stato Bahr al-Ghazal Occidentale.

Ecco il loro racconto. «I soldati hanno detto a mio padre che se non mi avesse consegnato, gli avrebbero portato via 7 mucche. Mi sono rifiutato, così ha lui chiamato i soldati che mi hanno bloccato mentre ero in chiesa. Mi hanno picchiato a sangue e mi hanno messo in una cella ma sono riuscito a fuggire, arrivando qui a Wau», racconta Nelson, nascosto da mesi in un centro scolastico nella periferia della cittadina. Il padre, intimidito e minacciato, ha preferito le mucche, segno di ricchezza, al figlio. «Non gli porto rancore, anche se è stato lui a mettermi in questa situazione. E non posso tornare a casa, perché i soldati mi prenderebbero di nuovo».

Anche Deng e Chock, cugini, sono in salvo nello stesso centro. Sottovoce ci dicono come sono arrivati: «Un giorno, mentre giocavamo, abbiamo sentito i nostri genitori parlare con i soldati. Abbiamo capito che l’indomani i militari sarebbero ritornati per prenderci. Non ci abbiamo pensato due volte, ci siamo allontanati da casa, abbiamo dormito nella selva e al mattino ci siamo diretti verso Wau. Avevamo già visto altre volte dei nostri coetanei gettarsi dai furgoni militari in corsa perché non volevano essere reclutati. Alcune madri tentavano di opporsi, ma erano picchiate dai mariti».

Secondo l’Unicef, i bambini soldato il Sud Sudan sono 19mila. Anche se entrambi gli schieramenti negano ogni coinvolgimento nei reclutamenti forzati. Spiega Marko Madut, responsabile di una organizzazione non governativa locale: «Se i figli scappano sono i genitori a rimetterci perché i soldati si vendicano. Ma siccome quello che è successo a questi tre ragazzi non è “ufficiale”, abbiamo problemi a sollevare la questione a livello politico».