Borse africane interconnesse - Nigrizia
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Dal 7 dicembre una nuova piattaforma unisce i principali mercati finanziari del continente
Borse africane interconnesse
Le maggiori Borse d’Africa connettono le loro reti per facilitare il finanziamento dell’economia. L’interconnessione di sette piazze finanziarie è una prima tappa per creare un mercato africano dei capitali
07 Dicembre 2022
Articolo di Elio Boscaini
Tempo di lettura 4 minuti

Le 7 più grandi Borse d’Africa si uniscono per creare un mercato borsistico regionale nel continente. La piattaforma interconnette le Borse di Lagos (Nigeria), Abidjan (Costa d’Avorio), Nairobi (Kenya), Johannesburg (Sudafrica), Casablanca (Marocco), Egitto e Maurizio, con una valorizzazione globale di 1.495 miliardi di dollari.

Altre due entità che si sono unite all’iniziativa recentemente, Botswana e Ghana, saranno integrate nel quadro della seconda tappa del progetto, nel 2023.

Investitori borsistici africani hanno ormai accesso a una piattaforma unica di transazioni. Il 18 novembre, società di intermediazione di borsa attive in 7 paesi africani si sono collegate, in occasione dell’inizio della fase 1 delle attività, sulla piattaforma d’interconnessione delle Borse africane.

Per l’Associazione dei mercati finanziari d’Africa (Asea), che ha diffuso la notizia, l’obiettivo è di «facilitare le transazioni transfrontaliere e la libera circolazione dei capitali sul continente».

«La messa in servizio dell’Aelp Link (African Exchanges Linkage Project) è una tappa storica verso la realizzazione della missione dell’Asea di impegnare gli ecosistemi dei mercati di capitali africani al fine di favorire la mobilizzazione di risorse, promuoverne la sostenibilità e rafforzare l’inclusione finanziaria a beneficio dello sviluppo economico dell’Africa», ha fatto sapere Edoh Kossi Amenounve, presidente della detta associazione e direttore generale della Borsa regionale dei valori mobiliari (Brvm), uno dei mercati borsistici che partecipano all’iniziativa, sostenuta anche dalla Banca africana di sviluppo (AfDB).

È così che gli investitori africani potranno trarre profitto da una diversità di opportunità di investimenti sui prodotti finanziari. Per un investitore di Dakar, in Senegal, o di Abidjan, in Costa d’Avorio, sarà così più facile posizionarsi su un titolo in Sudafrica, Kenya o Nigeria. Un’opportunità che va di pari passo con delle sfide che bisognerà comunque affrontare.

Il Sudafrica parte avvantaggiato. È il mercato più importante, il più liquido e soprattutto conta sulla sua catena di valori delle entità di investimento che hanno già un’esperienza dell’investimento a livello panafricano. Per queste entità, l’iniziativa rappresenta un’evoluzione positiva. Il che non vale per gli attori degli altri mercati partecipanti che dovranno acquisire delle strategie più globali di allocazione delle risorse.

Una seconda disparità riguarda il livello di comunicazione delle imprese. È conforme agli standard internazionali in Sudafrica. Ma sugli altri mercati, per esempio l’Egitto, dovrà imparare a rendere disponibili delle informazioni cruciali in altre lingue, inglese in particolare, e la Brvm dovrà incoraggiare le imprese a fornire maggiori informazioni agli investitori.

Una terza sfida da vincere sarà quella della diversità delle politiche di cambio delle divise che a loro volta dipendono dalla congiuntura macroeconomica propria a ciascun paese. Aspettando questi diversi aggiustamenti, l’ecosistema dei mercati borsistici africani si prepara a vivere un momento definito «storico».

Una cerimonia ufficiale di lancio è prevista il 7 dicembre, in occasione dell’assemblea generale annuale dell’Asea. Le fasi future del progetto dovrebbero includere sistemi di pagamento transfrontalieri automatizzati.

In un continente in cui solo un adulto su dieci ha un conto in banca, parlare di investimenti transfrontalieri in Borsa può apparire surreale. Eppure è un’evoluzione indispensabile per rendere la Borsa più attrattiva e permettere ai risparmiatori di diversificare i propri depositi.

Per i nigeriani, ad esempio, esposti a frequenti svalutazioni della moneta, il naira, acquistare debito in franchi cfa (il cfa è legato all’euro con cambio fisso) sul mercato ivoriano, per esempio, può risultare un buon mezzo di proteggere il proprio capitale.

A oggi, il mezzo di finanziamento privilegiato per l’Africa è il prestito. Solo che questo modo di accesso ai capitali è spesso sottomesso ai “capricci” dell’euro e del dollaro, esponendo così il debito africano ai rischi dell’aumento della fluttuazione delle due monete. Esempio: il deprezzamento di 19% dell’euro tra settembre 2021 e settembre 2022 ha aumentato il debito camerunese di 888 milioni di euro…

Secondo gli economisti è bene che l’Africa ricorra a modi di finanziamento più sani e meno sottoposti ai rischi del mercato internazionale. Con la piattaforma borsistica regionale, le imprese e gli stati del continente disporranno di un’importante fonte di finanziamento per sostenere la crescita.  

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