Sahara Occidentale
Il Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza l'estensione dell'intesa commerciale in vigore tra Rabat e Ue. Intesa controversa che pone il territorio sahrawi sotto controllo marocchino aggirando una sentenza della Corte di giustizia dell'Ue.

Con una maggioranza molto ampia (442 voti favorevoli, 172 contrari e 65 astenuti), il 16 gennaio 2019 il Parlamento europeo ha approvato l’estensione dell’accordo commerciale in vigore tra il Marocco e l’Unione europea anche ai prodotti del Sahara occidentale. Scelta assai controversa.

In effetti, il 21 dicembre 2016, la Corte di giustizia dell’Ue (CgUe) ha dichiarato che tale accordo non poteva includere il Sahara poiché questo territorio era «separato e distinto» dal Marocco, a meno che fosse stato espresso un consenso da parte delle persone di questo territorio. Tuttavia, né il movimento che rappresenta i sahrawi, il Fronte Polisario (riconosciuto dall’Onu), né la popolazione sahrawi hanno dato il loro consenso, obietta il gruppo di pressione Western Sahara Resource Watch (WSrw), vicino al Polisario.

L’Ue aveva lanciato una consultazione nel febbraio 2018 su come questo accordo avrebbe potuto andare a beneficio anche delle popolazioni sahrawi. Ma la consultazione si è rivelata una finzione. Gli uffici dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (il cui commissario è Federica Mogherini) hanno infatti chiesto il parere ai rappresentanti dei coloni marocchini eletti in votazioni illegali nei territori occupati, sempre secondo la denuncia di WSrw. Ma per la stessa fonte, 94 gruppi sahrawi e filo sahrawi hanno condannato Bruxelles per questa operazione.

Inoltre, il relatore sulla questione presso la commissione per il commercio internazionale del Parlamento, la deputata francese Patricia Lalonde (che ha guidato una missione sul campo) ha trascorso la maggior parte del tempo a incontrare le stesse persone dei diplomatici europei.

L’europarlamentare è stata poi costretta a rassegnare le dimissioni dall’ incarico dopo che gli eurodeputati del gruppo verde avevano evidenziato un suo conflitto di interessi: siede, infatti, nel consiglio d’amministrazione di un gruppo di pressione marocchino, chiamato la Fondazione EuroMedA, creato dal deputato socialista francese, Gilles Pargneaux. Ma è anche partner del think tank OCP Policy Center (recentemente ribattezzato Policy Center for the New South), finanziato dal principale gruppo minerario marocchino, l’Office Cherifien des Phosphates (OCP).

E l’Ue rappresenta oltre il 20% delle esportazioni di OCP, mentre circa il 10% della produzione della società marocchina proviene dalla miniera sahrawi di Bou Craa.

L’accordo è importante anche per gli esportatori di pomodori marocchini e per i loro partner europei. Secondo Bruxelles, abbasserà le tariffe doganali su 64mila tonnellate di pomodori e di meloni. Beneficeranno anche i prodotti della pesca, le cui esportazioni verso l’Ue (soprattutto verso la Spagna) rappresentano circa 200 milioni di euro all’anno.