Decisivo l’intervento dell’esercito
Il presidente egiziano Hosni Mubarak e la sua famiglia hanno lasciato il Cairo, nel primo pomeriggio, spostandosi a Sharm el Sheik, accompagnati da Sami Hafez Enan, capo di stato maggiore dell’esercito egiziano. Un chiarimento è atteso con un nuovo comunicato, il terzo, che dovrebbe essere emanato a breve dai vertici delle forze armate egiziane. Nel paese esplodono i festeggiamenti.

Il discorso di ieri sera alla tv di Stato in cui il presidente egiziano aveva annunciato di voler cedere le leve del comando al vice-presidente Omar Suleiman ma di non voler lasciare il potere fino alle elezioni di settembre, ha scatenato la rabbia della folla che da 18 giorni manifesta nella capitale e in altre città del paese chiedendo la deposizione di Mubarak. Questa mattina, dopo una riunione d’emergenza, il Consiglio supremo delle forze armate aveva diffuso un comunicato* in cui si faceva garante della transizione, chiedendo alla popolazione di sospendere le manifestazioni.

 

Le dimostranti hanno preso il controllo anche di alcuni edifici governativi a Suez e al Cairo l’esercito ha chiuso le strade che conducono al palazzo presidenziale, assediato dalla folla.

 

Un gruppo di cittadini ha inoltre annunciato d’aver presentato oggi una denuncia contro Mubarak alla Corte penale internazionale dell’Aja. Il gruppo chiede l’avvio di un’inchiesta per crimini contro l’umanità e per la repressione violenta della rivolta. Un’indagine che accerti la responsabilità anche di altri membri del governo egiziano, tra i quali l’ex ministro dell’Interno, Habib al Adli, e lo stesso vice presidente Suleiman, capo dei servizi di sicurezza dal 1993 e uomo ‘gradito’ agli Stati Uniti. Nel tardo pomeriggio, quando la notizia della fuga di Mubarak comincia a circolare in tutto il paese e in piazza Tahrir, ribattezzata ‘piazza della Liberazione’, esplodono i festeggiamenti.

 

Tensione alta anche in Algeria dove si stanno ultimando i preparativi per la grande marcia anti-governativa annunciata per domani dal Coordinamento nazionale per il cambiamento e la democrazia, coalizione che riunisce partiti d’opposizione, società civile e sindacati non ufficiali.

 

Le ultime manifestazioni ad Algeri, il 21 gennaio, avevano provocato 5 morti e più di 800 feriti. Il governo ha fatto sapere d’aver mobilitato per domani 30mila uomini delle forze di polizia solo ad Algeri, dove qualunque tipo di manifestazione è stata proibita.

 

Per evitare nuovi sollevamenti popolari, il 3 febbraio scorso, il presidente Abdelaziz Bouteflika aveva promesso una serie di aperture, tra cui misure contro il caro vita, per l’impiego lavorativo dei giovani disoccupati e di lotta contro la corruzione. Bouteflika aveva anche annunciato che avrebbe accolto le richieste delle opposizioni togliendo lo stato d’emergenza, in vigore da 19 anni per fronteggiare la minaccia terroristica. Da alcune settimane il paese è alle prese con un forte rincaro dei prezzi dei generi di prima necessità ed è attraversato da un’ondata di scioperi che coinvolgono quasi tutte le categorie. Si chiedono migliori condizioni di lavoro e aumenti salariali. (m.t.)

 


* Questa la trascrizione del testo integrale del “comunicato n.2” del Consiglio supremo delle forze armate egiziane:

«Considerati gli sviluppi degli eventi in corso e che minacciano il destino del Paese, e nel quadro di una continua attenzione alla situazione interna ed estera, tenendo conto della decisione di affidare le prerogative (presidenziali) al signor vice presidente e consci delle nostre responsabilità patriottiche nel proteggere la stabilità del Paese e l’integrità della nazione, il consiglio ha deciso di attuare le misure seguenti.
Primo: metter fine allo Stato di emergenza non appena si concluderanno gli eventi in corso; attuare le misure legislative che seguono: organizzare elezioni presidenziali libere e trasparenti alla luce degli emendamenti costituzionali decisi.
Secondo: le forze armate si impegnano a proteggere le richieste legittime del popolo e a cercare di realizzarle attraverso l’applicazione di tali misure seguendo una scansione temporale definita in modo preciso e netto, in modo che si verifichi una transizione pacifica del potere e perché si giunga a quella società democratica e libera a cui aspira il popolo.
Terzo: le forze armate ribadiscono che non perseguiranno le persone che hanno nobilmente respinto la corruzione e che hanno chiesto le riforme; (le forze armate) ammoniscono però dal minacciare la sicurezza e l’integrità della nazione e dei cittadini, così come ribadiscono la necessità di assicurare i turni di lavoro nei servizi dello Stato e di tornare alla vita normale, nella salvaguardia degli interessi e dei beni del nostro grande popolo. Che Iddio protegga la patria e i cittadini».