Ciad / Crisi economica

Il governo del Ciad ha cancellato le tasse sugli alimenti di base nel tentativo di bloccare la crescente rabbia popolare dovuta all’aumento dei prezzi dei generi alimentari, aggravatosi durante il Ramadan.

Il timore è che la frustrazione esploda in proteste anti-governative come accaduto nel vicino Sudan, dove proprio l’aumento del prezzo del pane e del carburate ha innescato un processo di sollevazione di massa che ha portato alla caduta del presidente Omar al-Bashir, alleato di lunga data del presidente ciadiano Idriss Deby.

Con un decreto il governo ha esentato riso, farina, olio e zucchero da eventuali tasse o dazi all’importazione a partire dal 10 maggio. La misura rimarrà in vigore per un periodo iniziale di sei mesi, secondo quanto annunciato da Deby alla tv di stato. Il malcontento deriva anche dall’approvazione, lo scorso anno, di modifiche costituzionali che espandono i poteri di Deby – presidente da 29 anni – e potrebbero consentirgli di rimanere in carica fino al 2033, quando sarà 81enne.

La decisione arriva in un contesto di grande e prolungato disagio per la popolazione, con frequenti interruzioni di energia elettrica che durano anche per un giorno intero nella capitale, N’Djamena, e dopo quasi quattro mesi di grave carenza di gas da cucina che ha costretto i residenti più poveri a usare lo sterco di mucca come combustibile. Internet è bloccato in tutto il paese dal 28 marzo 2018. L’anno scorso, i funzionari pubblici hanno scioperato per settimane dopo il dimezzamento dei loro salari nell’ambito di misure di austerità e di tagli della spesa pubblica per ottenere prestiti dal Fondo monetario internazionale.

Secondo le stime dell’Onu, in Ciad circa 3 milioni e 700mila persone su una popolazione di 15 milioni di abitanti vivono in una condizione di insicurezza alimentare. Dal 2014 il paese è stato colpito dal calo del prezzo del petrolio, il suo principale prodotto di esportazione. (Bloomberg / Dire)