Aveva appena vinto delle elezioni presidenziali di facciata (senza sorpresa, perché nel paese, per via del pugno di ferro del presidente, non ha potuto attecchire una vera opposizione), sembrava tenere in mano con una certa disinvoltura il Ciad che governava dal dicembre del 1990 dopo un colpo di stato, disponeva dell’esercito più agguerrito del Sahel e perno delle forze del G5 Sahel (Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad) in funzione anti jihadismo. E per questo era ben visto dall’Europa, da Parigi in particolare.

È di questo pomeriggio la notizia che il presidente Idriss Déby Itno, 69 anni il prossimo giugno, è morto, sembrerebbe in seguito alle ferite riportate dopo essersi recato, lo scorso fine settimana, nel nord del paese, provincia di Kanen, dove erano in corso scontri tra l’esercito e i ribelli del Fronte per l’alternanza e la concordia in Ciad – milizie con basi nel deserto libico -, arrivati a soli 300 chilometri dalla capitale.

Idriss Déby sarebbe morto dunque da capo militare, una divisa che non aveva mai completamente lasciato in oltre 30 anni di potere. Con lui sarebbero stati uccisi anche sette generali, mentre uno dei figli sarebbe rimasto ferito.

Gli scontri, avvenuti tra sabato 17, domenica 18 e la mattina del 19 aprile, raccontano a Nigrizia fonti sul posto, sono stati particolarmente pesanti con ingenti perdite da entrambe le parti. 

Notizie di agenzia informano che il paese ora è in mano al figlio. Il parlamento e il governo sono stati sciolti e sostituiti da un Consiglio militare di transizione (Cmt) guidato da Mahamat Deby Itno. Il coprifuoco dalle 18 alle 5 del mattino è stato istituito su tutto il territorio nazionale e decretato un lutto nazionale di 14 giorni.

Il portavoce dell’esercito ha annunciato che il Cmt «garantisce l’indipendenza nazionale, il rispetto dei trattati e degli accordi internazionali e assicura la transizione per un periodo di 18 mesi. Al termine del periodo di transizione, saranno costituite nuove istituzioni repubblicane attraverso l’organizzazione di elezioni». 

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