L’appello di Succès Massra (nella foto) dall’ambasciata degli Stati Uniti nella capitale N’Djamena, dove ha trovato rifugio con dieci compagni di partito dal momento che la loro sicurezza personale non è assicurata, valica le frontiere del Ciad e cerca una sponda internazionale.

Chiede aiuto a tutte le persone, istituzioni, comunità e paesi che possono darsi da fare per far conoscere la situazione che vive il Ciad dove anche delle manifestazioni pacifiche sono vietate, in flagrante violazione dell’articolo 28 della Costituzione. Nigrizia raccoglie questo appello (in francese) e lo rilancia:

Il giovane oppositore ciadiano, prima economista alla Banca africana di sviluppo e oggi presidente del partito “I Trasformatori”, per scappare alla polizia dopo la repressione della manifestazione di sabato 6 febbraio, vietata dalle autorità, ha chiesto ospitalità agli americani in Ciad mentre quattordici dei suoi compagni sono stati arrestati. Tra loro Mahamat Nour Ahmed Ibedou, segretario generale della Convenzione ciadiana della difesa dei diritti umani (Ctddh).

Camminavano pacificamente in quella che hanno chiamato la “marcia del popolo” per opporsi con forza alla candidatura dell’attuale presidente Idriss Deby, al potere da trent’anni, che alle elezioni del prossimo 11 aprile cerca un sesto mandato. Dopo aver promesso diverse volte di lasciare la scena, il rais di N’Djamena non molla l’osso, ostaggio del clan Zagahwa, l’etnia al potere, e della Francia.

Una presenza sempre più ingombrante per una popolazione giovanissima – l’età media non supera i 18 anni – che non ha mai conosciuto un altro presidente. Una popolazione che ha sete di un cambiamento radicale nello stile di gestione del potere – nettamente di stampo clanico –  e di redistribuzione delle ricchezze, oggi perlopiù centrate sui proventi del petrolio.

Sabato infatti, i giovani manifestanti chiedevano con forza giustizia sociale e alternanza pacifica al potere. Del resto, sulle strade polverose del Ciad, capita spesso di imbattersi in gente semplice che racconta come l’attuale presidente non abbia mai vinto un confronto elettorale. Lo sa bene chi nelle ultime elezioni del 2016 era presente in Ciad e ha atteso ben tre settimane prima della proclamazione dei risultati. Il tempo di essere lavorati con calma.

Succès Massra, invitato ad uscire dall’ambasciata Usa da parte della Ctddh, ha rifiutato di levare le tende se i suoi compagni non saranno liberati al più presto e senza condizioni. Intanto non si arrende e convoca una nuova “marcia del popolo” per il 13 febbraio prossimo.

Escluso dalla tornata elettorale presidenziale per motivi di età – sono infatti accolte solo le candidature dai 40 anni in su – il giovane leader dell’opposizione continua la sua ferma battaglia per dare una svolta al paese.

Raggiunto al telefono da Nigrizia, Massra dice a questo proposito: «L’80% della popolazione non può candidarsi alle elezioni perché ha meno di 40 anni. Intere masse di giovani sono esclusi e l’esclusione prepara il terreno alla crisi. Noi continueremo a utilizzare tutti gli strumenti che il sistema democratico ci concede: sit-in, manifestazioni, scioperi e azioni di disobbedienza civile, per chiedere l’alternanza al potere, l’inclusione di tutti e la giustizia».

«Una svolta per il Ciad è cominciata con la marcia del 6 febbraio», prosegue. «Il prossimo atto sarà il 13 e poi ogni sabato, per coinvolgere sempre di più la popolazione e invitarla ad alzarsi in piedi. L’Ust, l’Unione dei sindacati del Ciad, ha aderito alla nostra lotta e marceremo insieme. Al momento chiediamo la liberazione dei nostri compagni arrestati qui in capitale e nelle città di Sarh, Doba e Moundou, condannati a tre mesi di prigione solo per aver manifestato».

Nel frattempo l’opposizione si organizza e un cartello di ben sedici partiti presenta il candidato unico Theophile Bongoro, notaio e figura nuova sulla scena politica ciadiana, visto che ha fondato il suo partito Parti pour le rassemblement e l’equité au Tchad solo nel 2018. Ha battuto nelle primarie interne lo storico leader dell’opposizione Saleh Kebzabo suscitando non pochi malumori che si amplificheranno con l’approssimarsi del voto.

 

 

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